Day 7 – Edimburgo Fringe Festival 2013 e gli ultimi colpi

fringe edimburgo festival

“E vai di malinconia con l’Edimburgo Fringe Festival 2013”

Lo so io, lo sapete voi, lo sanno i gabbiani e forse lo sanno anche persone a cui non interessa. È il mio ultimo giorno di Scozia. Capita molte volte che, quando si è in viaggio, faccia capolino, affiori timidamente la voglia di tornare a casa, proprio a causa di quella strana voglia di routine e di cose di tutti giorni di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi. Accade altresì di finire con l’abituarsi (chi più velocemente chi meno) alla nuova condizione. Ecco così che nasce la malinconia d’abbandono, un lieve strato di tristezza e uggia che ricopre ogni piccolo lembo di pelle, occhi e capelli. Un avvolgente e leggiadro abbraccio di malinconia che sparisce a causa di un sorriso ma ritorna poco dopo senza preavviso. Non è per niente facile per me descrivere questa sensazione che, sono sicuro, sia comune a molti di voi, lascio il compito ingombrante di descrivere le sensazioni e farle comprendere a tutti, ai poeti. Io torno a fare quello che so fare quasi meglio, scrivere di cose che vedo con i miei occhi straniti e surreali.

Mi alzo la mattina alle 11.34. Torno a dormire. Mi risveglio dopo quelle che credo essere 2 ore… Sono le 11.34. Ritorno paurosamente a dormire. Inizia a farmi male la testa dal troppo dormire, controllo l’orologio, sono le 11.34. Sogno di essere una persona molto stupida, il sogno si realizza in realtà, proprio come nelle favole, quando mi ricordo di avere l’orologio bloccato da 1 settimana alla 11.34. Esco dall’ostello alle 17.00 mi sento un coglione, un coglione spavaldo.

kolar commediante russo

Al mio timido risveglio mi ritrovo l’antipatico Kolar che spippola sul suo portatile. Mi guarda, sorride e dice in un italiano-russo-mafioso-inglesizzato “Buongiorno Principesso”. Con una singola ,tra l’altro squallida, frase mi fa capire che è simpatico. Mi libero dal pregiudizio del russo e lo ascolto, giusto per riprendermi dalla mega e inutile dormita. Kolar è un commediante russo di 32 anni, ha girato moltissimo nella sua vita, conosce 4 lingue (Portoghese, Spagnolo, Inglese e Francese) oltre al Russo, mi dichiara che non imparerà mai l’italiano perché non vuole rovinarlo. Kolar fa il commediante, scherza sempre, anche quando è serio. Kolar è astemio ma fuma molta marijuana. Kolar fumava molta marijuana prima che iniziasse a scordarsi il suo nome, ora ha detto che fuma molto meno. Kolar ha un aspetto da piccolo lord burlone, riga dei capelli perfetti, sguardo tagliente e freddo, andatura composta e silenzi furbi. Kolar fa molto ridere e io ammetto candidamente che il primo giorno l’avevo inquadrato male. Kolar sapeva questo e mi dice che è normale e che sta a lui far vedere quanto è simpatico, è un po’ il suo lavoro. Kolar mi ha stancato, dopo 20 minuti in cui mi raccontava di tutti i suoi spettacoli, ed io, con una mossa birichina “vado a pisciare sennò la faccio qui“, scappo dalla camera e mi dirigo al pub dell’ostello dove sta per iniziare l’ennesimo concertino pomeridiano.

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ostello caledonian edimburgo

Mi tiro su con una birra tremenda, al sapore di caramella dolce e di mela dolce, una disgrazia di birra. Ho in bocca talmente tanto zucchero birroso che abbandono il concerto e decido di conquistare quel che rimane del Fringe Festival di Edimburgo 2013. Inizio a correre per strada, mi piace tantissimo correre per strada. Alla prima fitta alla milza mi fermo davanti a delle scalette dietro una chiesa (dove ieri mangiavano sulle tombe). Scopro che c’è una specie di mercatino dei designer, sono minimamente curioso di questa cosa e mi addentro tra tende e creazioni posticce. Niente di particolarmente interessante, salvo qualche pecora grassa con i capelli (strani peluche) e lo stand di questa ragazza che crea le sue opere utilizzando solo e soltanto il cartone (non la cartapesta!).

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Solitamente quando viaggio non compro niente tranne mini boccette di alcool del luogo, un adesivo per frigorifero (mamma), un sottobicchiere (zio) e qualche spicciolo che colleziono. Questa ragazza però mi colpisce, le sue opere sono simpatiche quanto coerenti. Mi immagino le ore di lavoro passate a progettare, studiare e poi realizzare le sue opere. La sento molto vicino, affine. Decido di comprare la maglietta che vedete appesa (non era in vendita) con tutte le sue opere disegnate. Me la mette 12£ accetto senza trattare e la aggiungo su twitter perché merita: Waste of Paint Website. Sono contento dell’acquisto e di aver fatto dei sentiti complimenti alla designer che credo li gradisca quasi al pari della moneta. Esco trottolando dal mercatino e punto il Fringe Festival. Mentre mi avvicino alla Old Town di Edimburgo, sento di essermi dimenticato qualcosa, in particolar modo la mia pancia mi da evidenti segnali di mostruosa fame. Mi guardo intorno e scopro con profondo rammarico che esiste un unico luogo dove potrei mangiare nell’immediato.

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Mi rifiuto. Sbavo. Ringhio. Abbaio. Ma mi rifiuto. Io, piede lì dentro non ce lo metto, il mio personalissimo decimo “Bella Italia” in Scozia. Niente da fare: digiuno!

Finisco di mangiare la mia pizzetta secca, disgustato e sconfitto. Il Fringe Festival mi tira un po’ su il morale.

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Moltissime persone, moltissimi colori. Un amore per il teatro, i drammi, la commedia che purtroppo in Italia manca. Americani ed Anglosassoni tra tutti, secondo la mia esperienza, hanno una passione sfrenata per il teatro che viene visto più come forma di intrattenimento commerciale che come arte. Sicuramente, rispetto alla nostra stantia concezione, il mercato del teatro è più florido e quindi pieno di boiate e di pubblicità che, come i film al cinema, colorano tutta Edimburgo. Un approccio interessante al teatro, molto d’effetto che rischia di mettere meno in risalto il valore dell’opera teatrale ma che finisce, alla fine, per far girare quei soldi tanto necessari alla sopravvivenza di questa nobile arte. In Italia, lo sappiamo, non è così. (Non è mai così). Continuo a percorrere, deliziato, la via del Fringe (Bank Street) dove mi imbatto continuamente in piccoli “Movie” Trailer.

Delle anteprime dello spettacolo, recitate direttamente in strada dai veri attori, che così facendo, sperando di incuriosire il potenziale spettatore. La maggior parte degli spettacoli del Fringe sono gratuiti o costano comunque poche sterline. Si svolgono prevalentemente dentro localini, ristoranti e pub della zona attraversata dalla strada del Fringe, nella Old Town di Edimburgo.

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Entro in un’ennesima piccola chiesa evidentemente sconsacrata, ascolto un po’ di pessima musica ed esco per completare il giro. Sono le 19.00, il sole è ancora alto e nascosto e io mi faccio deliziare per l’ennesima volta da una stradina vergine, nessun segno di violenza da parte della folla sorridente. Prendo la stradina e mi ritrovo in una piazza che inizialmente mi ricorda un ghetto. Sono sempre più convinto che si tratti di un ghetto. So che a Edimburgo non hanno fatto ghetti, ma questo è un dannato ghetto.

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Sono solo, pioviscola, sto abbastanza bene. Mi trovo a mio agio nei ghetti immacolati. Mi lascio alle spalle i teaser dei commedianti e gli urletti di felicità di turisti e avventori e mi incammino verso l’uscita del ghetto. Questa volta mi sento fortunato, sono su una specie di marciapiede rialzato, poco sopra Grassmarket Street e davanti a me ho l’opportunità per fare una di quelle foto che risulteranno tra le mie preferite.

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Il mio livello di soddisfazione aumenta e con esso il pensiero del ritorno a casa che si fa sempre più ingombrante, percepisco che sono dispiaciuto. Sono contento di essere dispiaciuto, significa che sto veramente bene. Torno nella strada principale sotto il castello, incrocio tra Castlehill e Lawnmarket, per scoprire il “famoso” The Hub. Potrei scrivervi qualcosa riguardo l’edificio più alto di Edimburgo ma essendo una persona estremamente prolissa lo farò:

“Costruito tra il 1842 e il 1845 con il nome di Sala Vittoria, questo edificio serviva a far alloggiare l’assemblea generale della Chiesa di Scozia (che ignoro cosa sia). Nel 1930, la Chiesa di Scozia smette di bivaccarci e l’edificio viene usato in maniera più o meno abusiva da varie congregazioni più o meno abusive. Forse non tutti sanno che The Hub è l’edificio con la punta più alta di Edimburgo e sti cazzi. Attualmente viene sfruttato come lounge bar, costosissimo ristorante, esposizioni di opere d’arte e matrimoni che, a mio parere, chiudono il cerchio. Di non si sa cosa ma lo chiudono”

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Inizio a sentire la necessità di prepararmi per la serata imminente. Ho l’aereo alle 7.30, considero almeno 20 minuti per andare all’aeroporto e spero che ci sia un servizio mattiniero di bus (impiego circa 15 minuti ad arrivare alla stazione di Weverly con lo zaino iper pesante). Facendo due conti decido di non andare a dormire e fare tutta una sanissima tirata fino a Pisa.

Mi ritrovo con Ricardo, Rachid e Kolar, che costringiamo ad unirsi a noi, per strada raccattiamo 2 Canadesi chionze e un Russo/Canadese che ha come unico obiettivo quello di dare testate alle portiere delle macchine. Sono le 01.00 di notte e il tizio strano sparisce improvvisamente nell’oscurità, di lui non ne saprò più niente. Finisco questo racconto di viaggio con la foto della mia partenza da Edimburgo. Un’alba fresca, non tagliente, un po’ imbronciata. Avrei voluto dare una pacca sulla spalla a questa strana Alba ma alla fine, è lei che l’ha data a me. Con occhiaie infinite, zombeggio fino al bus, che fortunatamente esiste. Sono le 6.30 e sto per tornare a casa. C’est la Vie.

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Abbiamo aspettato l’alba insieme, io, Rachid e Ricardo. A sgranocchiare ciambelle ed a parlare di Vini sud africani e di carne argentina. Abbiamo parlato dei nostri futuri e di quanto sia brutto fare nuove amicizie che durano poco ma di quanto, allo stesso tempo, ne abbiamo bisogno.


CONSIGLI LOCALI COWGATE

Non mi sono dilungato troppo sulla notte (anche perché le notti sono poco da diario…) ma in compenso ho deciso di darvi qualche consiglio sui locali di COWGATE.

Situazione generale: Cowgate è una strada non troppo lunga (600 metri) che attraversa la Old Town di Edimburgo. Nonostante sia relativamente corta è piena di piccoli locali. Il più grande, il Cowdane, è arredato in stile cow-boy con musica folk. Se evitate il Venerdì e il fine settimana, le entrate di tutti i locali sono free e le consumazioni vanno dalle 2£ alle 4£ sterline. Venerdì, Sabato e Domenica, invece, tutto si trasforma. I locali hanno un costo da cartello mafioso di 3£ e le bevute vedono incrementare il loro valore di 1/2£.  C’è molta più gente, i locali sono molto piccoli e le bevute sono abbastanza acquose (anche se io effettivamente sono molto esigente sull’alcool).

Free Sisters: Consiglio questo locale perché è sempre ad entrata gratuita sebbene le bevute partano da un minimo di 5£. Il locale dispone di un ampio spazio all’aperto con annesso venditore di Burritos, bancone della birra e dei cocktail. È possibile entrare nel reparto discoteca, all’interno, sempre in maniera del tutto gratuita. La musica non è molto spinta (amanti dell’House fatevene una ragione) e rimane sul commerciale. Un posto leggero, abbastanza ampio, almeno rispetto alla concorrenza che vi permette di respirare fuori e dentro, di fumare fuori e di ingozzarvi di Burritos fino a spendere un’esagerazione. Come è successo a me.

Sneaky Petes: È il classico esempio di localino di cowden, piccolo, fumoso (macchina del fumo eh, perché dentro non si può fumare), scuro e sudaticcio. Un posto da battaglia con DJ da battaglia, uno vale, sinceramente, l’altro. Se siete degli scalmanati latin lover, è il posto che fa per voi.

PUB Generici: Hanno l’abilità di chiudere all’01.00 di notte, propongono tutti musica dal vivo ed è possibile cenarci. Li trovate in Grassmarket Street, a due passi da Cowgate ovviamente. Ce n’è uno messicano che ha della pessima sangria finta, evitate.

Non ho più altro da aggiungere se non che in italiano si scrive EdiMburgo ed in inglese EdiNburgh. Ah, ecco! avrei anche dei ringraziamenti per tutte le persone che mi hanno seguito a distanza in questi giorni e che hanno condiviso con me questa meravigliosa avventura che auguro un po’ a tutti. Le mie strampalate avventure terminano momentaneamente qui ed io ringrazio tutti, con i nomi che ricordo. E quindi grazie a:

Justin, Ricardo, Saheed, Kolar, Heidi, Megan, Alexandra, Dalila, Antonino, Maurizio, Ilaria, Irene, Luca, Erika, Tommaso, Giulia, Giada, Martina, Anita, Sara, Silvia, Diana, Virginia, Elisa, Sarah, MariaGiovanna, Enrico, a tutti quelli che fanno parte della mia famiglia (lo leggeva anche il mi nonno prima di addormentarsi! E spesso non lo finiva,comunque sono troppo pigro per elencarli uno ad uno, mi conoscono, capiranno.) e a Te che non necessiti di nome.

Alla prossima, credo.

PS: se volete rompermi le scatole, chiedermi qualcosa, condividere qualcos’altro mi trovate su facebook e all’indirizzo email filippo@lotrek.it

Have a Decent Time.

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Day 6 – Primo giorno di Festival di Edimburgo

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“Non si finisce mai di scoprire Edimburgo”

Due giorni. Ho ancora due promettentissimi per gustarmi Edimburgo di giorno e di notte. Sicuramente il Festival di Edimburgo aiuta a godersi questa città che, ora dopo ora, mi appare sempre più interessante e desiderabile (anche per lunghi soggiorni di studio o lavoro). Mi alzo ad un ora indegna per un viaggiatore curioso ma ottima per chi ha esagerato la sera precedente con Whisky, discorsi e birra. Alle 10.30 mi sveglio e faccio in tempo a salutare Heidi che se ne torna in Australia. Dopo pochi minuti entra in stanza in nuovo roommate. Kolar è russo, non sembra per niente simpatico e liquida sia me che Ricardo con quelle che non sembrano essere battute:

Io: Hey man, where are u from?

Kolar: Russia and, yes, it still exist.

Io: … Ehm, Ok, i feel great for that. Are u travelling alone?

Kolar: Yes but i have a girlfriend.

Ricardo: He didin’t ask u your ass, man.

Kolar: Nice to meet u my new strange latins friends. Guys, now i’d like to sleep. Bye

Si getta sul letto, vestito, sotto le coperte e inizia a ronfare. Io e Ricardo ci guardiamo, facciamo spallucce, scuotiamo la testa. “Russian… Tsk“. A proposito di Ricardo, tra di noi è stato “amore” (giusto per ribadire la mia eterosessualità) a prima vista. Ricardo ha 27 anni, viene da Sao Paolo e sta facendo il tirocinio per la specializzazione medica in oncologia, è al suo primo viaggio in solitaria, mi confida che gli mancano gli amici perché è sempre stato abituato a spassarsela in gruppo, è stato una settimana a Londra e ora si è dato alla Scozia per un’altra settimana. Starà con me tutti e tre i giorni, ma da buoni amici intelligenti non staremo insieme di giorno così che uno possa fare i giri che preferisce.

Ricardo diario di viaggio scozia

Ricardo, il Paulista col vizio del Whisky

Esco dall’ostello senza sapere effettivamente cosa fare. Dal basso della mia arroganza pretendo di aver già visto tutto ciò che Edimburgo aveva da offrirmi. Mi sento un po’ spaesato, un capitano senza bussola, un riccone senza obiettivi da conquistare. Vago per qualche chilometro nei soliti luoghi dei giorni precedenti pensando a quanto io sia stato stupido a riprendere 2 giorni ad Edimburgo. Arrivo anche a pensare di tornare indietro all’ostello e di passare lì la mia giornata/serata. Fortuna per me e fortuna anche per voi che leggete, le paranoie del momento si rivelano appunto, del momento. Giro l’angolo di High Street e vengo attirato da alcune persone che merendeggiano con passione in mezzo ad alcune illustri tombe, ho un nuovo obiettivo. Fare una foto a questa cosa apparentemente inutile e di scarso interesse.

mangiare cimitero festival edimburgo

Dopo essermi un po’ coccolato, facendomi coraggio: “Guarda Filippo che in  realtà puoi sempre andare al castello… Su, Su” il mio orizzonte inizia a farsi un po’ più chiaro. Il viaggio è un fenomeno sociale di indubbia profondità e si merita tutti gli studi ad esso connesso. Psicologia, Antropologia, Sociologia e Sessuologia, viaggiare significa affrontare determinate scelte, molto più frequenti rispetto alla vita di tutti i giorni, che ti portano in luoghi di cui non abbiamo familiarità e che, a volte, abbiamo l’arroganza di pensare di averla. Ci vuole equilibrio mentale per viaggiare, ci vuole senso critico, umiltà e voglia di apprendere e di cambiare. Ho visto moltissime persone viaggiare senza fare chilometri e ancora più persone fare migliaia di chilometri senza viaggiare. Un consiglio che mi sento di dare a chi sta leggendo è questo: Non guardare al viaggio come un semplice bene/servizio da acquistare, come una medaglia da aggiungere alla tua bacheca. Non portarti dietro la tua casa come una dannata tartaruga, accetta di cambiare, accetta di essere diverso, accetta di non essere sopra nessuno e di essere qualcuno. Solo così il tuo viaggio sarà un arricchimento per la tua anima, il tuo equilibrio e per la tua casa, quando farai ritorno. Perché da un viaggio, volenti o nolenti, si fa sempre ritorno. 

Capisco, chiedo scusa a me stesso e ad Edimburgo tutta, mi accendo una sigaretta, è l’ultima. Con rinnovato ardore mi fiondo in un tabacchino, pieno di energia, pieno di allegria, compro un pacchetto di Marlboro da 20, un panino, una birra, una macedonia e un Mars, perché c’è un’offerta e me ne danno uno gratis. A me il Mars non piace, ma è gratis e sono troppo euforico per rifiutare un’offerta del genere. Vado a pagare, 20£. La mia euforia si trasforma in tragico allarmismo. Dove diavolo sono finiti 20£ tra un panino da 2£, un Mars gratuito, una birra, una macedonia rinsecchita e… Giusto. Il pacchetto di sigarette. Stupida euforia che rende ciechi, stupida allegria che rende stolti, stupida energia che rende noncuranti. Se fossi stato incazzato, me ne sarei accorto. Ora mi ritrovo incazzato e derubato da me stesso. Guardo il castello dal basso, lo osservo… “Addio castello, non li spendo i 16£ per entrare, ci vengo con Google Street View lassù“. Impreco, esco dal tabacchi/alimentari e vado a scaricare la rabbia al parco.

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Faccio in tempo a farmi fottere la barretta di Mars da uno spavaldo gabbiano che senza remora alcuna, si fionda sulla mia borsa e se ne scappa gracchiando come una cornacchia. Gabbiani 1 Filippo 0. Comunque ribadisco che a me, il Mars, ha sempre fatto schifo, oltre a non capire di cosa sia effettivamente composto. Faccio la rapida conoscenza di due ragazze italiane che mi invitano a visitare, la sera, Grassmarket Street. Una strada molto importante e conosciuta che attraversa tutta la Old Town di Edimburgo e che offre un sacco di club e pub per i giovani. Le due ragazze sono ad Edimburgo da 1 mese e stanno studiando la lingua, mi dicono che è una città fantastica dove abitare, a misura d’uomo, pulita, precisa, effervescente… L’avevo già intuito ma sentire altri pareri simili al mio non fa che rafforzare i miei pensieri. Mentre sono pigramente spiaggiato sull’erbetta del Princess Park scorgo una collina all’orizzonte con a fianco un curioso obelisco. Decido che quella sarà la mia prossima meta prima di tornare all’ostello per mettere a posto il diario, farmi una rilassante doccia e prepararmi per la sera. Prima di dirigermi verso la collina che scoprirò poi essere la famosa Calton Hill (il belvedere di Edimburgo) faccio una rapida fermata al Fringe festival, una lunga e larga strada sotto il castello stracolma di artisti di strada, commedianti che si impegnano in piccoli trailer dei loro spettacoli e tanta, tantissima gente colorata. Decido però di passarci con comodo l’indomani, quindi solo toccata e fuga per me oggi.

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Schivo abilmente tutti i volantini che provano ad appiopparmi perché so che li butterei via ed io odio sporcare e sprecare. Faccio un bel respiro e mi dirigo verso Calton Hill. Pare lontanissima, lo è. A metà strada inizio ad ansimare come un ciccione che si alza dal divano dopo 3 giorni di show televisivi, patatine e bevande dolcissime. Ero convinto che il mio allenamento intensivo nell’isola di Skye fosse servito a qualcosa. Un po’ come quando uno, al secondo giorno di palestra, si mette davanti allo specchio sfoggiando i muscoli, convinto di un evidente cambiamento. In realtà le gambe bruciano, il fiato scappa via dalla mia bocca senza tornare e quando arrivo in cima alla collina mi sembra di aver fatto l’ennesima scalata. Il piazzale della collina è pieno di asiatici, mi sento un po’ a Portree. Capisco che ho bisogno di riprendere fiato e che forse il Whisky della sera prima sta esigendo il suo dazio. In compenso la vista è notevole.

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Mi riposo in cima alla collina che da sul Mondo. “Dormono, dormono sulla collina” il mio tenero cervello seleziona dalla mia playlist cerebrale la canzone più adatta, che si fotta Spotify. Faccio un respirone e decido di tornare verso l’ostello, torno ad avere un’aria svampita, leggera, ho caldo. Sono circa le 16.00 e mi lascio abbindolare da alcune scalette interessanti, adoro farmi abbindolare.

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Sono tornato ormai verso il castello, quelle muschiose scalette mi stuzzicano, ignoro la fatica e mi ritrovo davanti alla Cattedrale di Saint Mary di Edimburgo, a volte sono proprio fortunato.

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La mia giornata da turista girovago termina qui e mi avvio verso la notte di Edimburgo. Torno in ostello, incontro Rachid e Ricardo e decidiamo di andare, verso mezzanotte, a Grassmarket in qualche club. Prima passiamo qualche ora al pub dell’ostello con qualche band interessante che mi fa capire quanto poco sia valorizzata da noi la musica indipendente. Al pub possono accedere anche “esterni” e non è raro trovare anche persone di mezz’età in cerca di buona e frizzante musica da condividere con qualche giovane turista straniero. L’ambiente è molto amichevole e leggero, io e Ricardo facciamo la conoscenza di Dalila, una ragazza originaria dell’Alaska. Un luogo a me tanto sconosciuto quanto curioso. Dalila si unisce di buon grado alla nostra spedizione e verso mezzanotte partiamo per Grassmarket. In poco meno di 20 minuti di camminata arriviamo nel cuore pulsante della notte di Edimburgo. I Club sono ad entrata gratuita e le bevute hanno costi ragionevoli, probabilmente perché è giovedì. Un semplice Vodka Lemon costa 2£, non male, o forse male, dipende dai punti di vista.

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I locali sono molto piccoli e spesso affollati ma non ci sono episodi spiacevoli e la sicurezza è sempre molto vigile. Domani, il 16 Agosto, farò un salto in molti locali differenti per fare una piccola recensione e dare qualche consiglio più approfondito. Nel frattempo passiamo la notte, fino alle 3.00 am, allo Sneaky Petes e torniamo allegramente verso l’ostello con Dalila sparita e persa nella folla ma che sicuramente avrà trovato un’alternativa migliore ad un italiano un po’ scorbutico e ad un portoghese esigente.

Torniamo in ostello, di Rachid nemmeno l’ombra, mentre Kolar russa candidamente nel suo giaciglio. Buona notte e buona mattinata a tutti.


SPESE EFFETTUATE:

  • Pranzo e sigarette 20£
  • Nottata fuori e pub dell’ostello 30£

COSE BENE

Edimburgo è più di quel che sembri, nasconde dentro di se dei luoghi nascosti e dei parchi molto interessanti. Il molo di Portobello richiede un paio d’ore di cammino ma ne dovrebbe valere la pena. I parchi sono molto rilassanti e puliti e le strade, nonostante ci sia il festival, sono abbastanza vivibili. La temperatura inoltre, è godibilissima. La parola “città a misura d’uomo” è spesso abusata ma in questo caso, azzeccata. Inoltre, sono riuscito a resettare il firmware del Nexus e quindi ho nuovamente un orologio e una macchina fotografica da minchiate.

COSE MALE

I costi sono molto alti, specialmente per visitare i luoghi di maggiore interesse. L’entrata al castello costa 16£, l’entrata ad una torre di avvistamento, sudicia e maleodorante 4£. Purtroppo conviene mangiare dentro McDonalds e affini per risparmiare, anche se io suggerisco i supermercati biologici come Co-Operative e il Sainsbury, dove è possibile trovare ottimi panini biologici con scadenza il giorno stesso (quindi molto freschi) a prezzi decenti (6/7£ circa con acqua, macedonia e un gustosissimo Mars in omaggio).

FOTO BONUS

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Il gioco della Lava. Non se se vi è mai capitato da più o meno piccoli. Era uno dei miei giochi preferiti, facevo finta di avere tutto intorno a me del magma mortale e quindi dovevo rimanere su sassi, divani, mattonelle e tutte le altre cose che “emergevano” dal mortale pavimento. Un bellissimo esempio della potenza della fantasia che non dovrebbe mai essere dimenticata… Anche se… Lo sappiamo, no?

Have a decent time

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Day 5 – Ritorno ad Edimburgo

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“Torna al punto di partenza”

Casella del Gioco dell’Oca veramente terrificante quella che ha ispirato il mio titolo e la paura di molti giocatori (ma siamo sicuri che esista questa casella). Detto questo, zoomiamo su Inverness (immaginatevi lo zoom di Google Map, grazie) e penetriamo nella mia camera, alle 6.30 del mattino. Troviamo un orsetto imbranato che tenta di rufolare dentro uno zaino, l’orsetto barcolla e sembra nauseato. Quell’orsetto sono io, la nausea me la stanno dando i giovani francesi “informaggiati” e il mio zaino inizia ad avere dei problemi di logistica. Tra l’altro se c’è qualcuno che si offre volontario per insegnarmi a piegare le camicie, gli offro una birra. Giuro. Abbandono di buona lena l’ostello sgarrupato dopo aver scroccato l’ennesimo caffe, questa volta niente acqua e cioccolata ma del Nescafé che comunque rimane abbondantemente sotto la definizione di CAFFE, decido di farmi il castello di Inverness che avevo perso il giorno precedente, per pigrizia ovviamente. Sono le 7.30, ho il bus alle 10.00 e tutto sembra sorridermi.

castello inverness diario di viaggio scozia

castello inverness diario di viaggio scozia

castello inverness diario di viaggio scozia

Il Castello medievale (1100 d.C circa) è in realtà finto, infatti, è stato ricostruito “fedelmente” sono nel 1800, quindi quello che ho visto io e che vedrete voi è una semplice ricostruzione modernizzata e da vicino lo si nota e non poco. L’ingresso costa ben 7£, sono abbastanza per farmi venir voglia di non entrare. Decido di passare l’ora che mi separa dalla partenza girovagando per negozi e supermercati in cerca di acqua non aromatizzata a chissà quale frutta e dei souvenir che non riguardano Nessie. La mia attenzione però, viene immediatamente rapita dall’ennesimo affronto alla mia italianità.

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Senza esagerare si tratta, minimo, dell’ottavo “Bella Italia” che vedo in Scozia. Non resisto, entro e ordino un caffè. Mi arriva tempestivamente uno sciacquone buono per annaffiare le piante, chiedo al tizio se quello veniva considerato da loro un “espresso” e scopro con orrore profondo che per “loro”, la parola espresso significa semplicemente caffè e quindi, si sentono in dovere di fare quello che preferiscono. Arriva il titolare, un finto italiano che capisce che io sono, fino a prova contraria, un vero italiano. Mi fa un sorrisone, prende un bicchierino e mi versa parte dello sciacquone nel bicchierino, mi guarda: Espresso for you my friend! Pago, non bevo ed esco.

Mi ritrovo alla fermata del bus con un sacco di vecchietti in tenuta da trekking e bambini tedeschi iperattivi, non si prospetta un grandissimo viaggio e lo capisco quando ad un certo punto, facendo la fila per entrare, il capo dei vecchietti inizia ad intonare un tipico canto che non conosco e la risposta del gruppo è veemente. Un canto che non conosco sempre più forte, bambini che battono le mani con la stessa intelligenza dello scodinzolio di un cane, e tanti altri tentativi, da parte di altri boss minori di far partire altri cori. Edimburgo mi costerà molto cara… Lo sento.

diario di viaggio scozia inverness

Mi siedo. Lascio il posto accanto a me libero perché sono una persona educata e mi siedo dalla parte del finestrino. Sento un profumo, un buon profumo. Una bellissima ragazza, si siede accanto a me. Non ho voglia di girarmi, continuo a spalmare la mia faccia sul vetro freddo del bus ma sento l’odore, sento la presenza. Sono un po’ a disagio perché il bus era ancora molto vuoto e quindi mi chiedo cosa avesse portato questa ragazza a sedersi proprio accanto a me. Poi provo ad invertire i ruoli e credo che avrei fatto la solita cosa pure io, giusto per non rischiare di beccarmi piccoli ingegnerini tedeschi o vecchi esaltati. Megan è una bellissima ragazza, è bionda, ha i capelli leggermente mossi che le scendono fino alle mani che sembrano di porcellana. Si veste in modo accurato, con i colori giusti e i dettagli che contano, ha un buon profumo, forse troppo dolce, un profumo da ragazza di 16 anni a metà tra la casa delle bambole e le serate oltraggiose. Megan è vegetariana, vorrebbe cambiare il mondo con piccole azioni, vorrebbe un po’ più d’amore tra la gente. Megan sta andando ad Edimburgo per il Fringe Festival, suo zio la sta aspettando, lei è troppo piccola per starsene da sola. Megan è timida ma emana una forza imponente, una quercia, delicata, bella, netta. Megan ha una faccia che sembra porcellana, Megan ha la faccia di porcellana. Megan non riesce a muovere la bocca, ne gli occhi, ne le labbra, ne le sopracciglia. Megan è malata, me lo spiega scrivendolo sul suo blocchetto e provando a emettere qualche suono. E’ malata da quando aveva 7 anni, una malattia degenerativa che piano piano le bloccherà tutti i muscoli del suo magnifico corpo. La sua impassibile faccia, i suoi occhi bianchi che deve bagnare continuamente con collirio perché non può sbattere le palpebre, le sue labbra serrate, secche, sbriciolate dal vento. Tutto questo non mi da fastidio. Mi da fastidio, in realtà, l’aver pensato di provare un fastidio, che poi non ho provato. (Scusate il ghirigogolo). Succede la solita cosa ai finti razzisti. “Ok, è entrato un africano sull’autobus, non lo devo fissare sennò sembro razzista, quindi non lo fisso…1,2, o cazzo. Ora penseranno che io sia un razzista… Cazzo, Cazzo…”

Megan scrive delle sue paure da 16enne, mi spiega che tra un anno la Scozia andrà alle urne per ottenere la totale indipendenza dall’Inghilterra, rimango scioccato perché questa cosa proprio la ignoravo. Mi fa uno smile sull’iPhone che usa per “parlare” insieme ad un blocchetto pre impostato. Non so se sia pena ed in questo caso me ne scuso con tutti, ma ho chiesto a Megan di poterla abbracciare alla fine del viaggio, lei mi ha detto sì, disegnando un cuoricino. Avrebbe pianto, forse riso, forse avrebbe corrugato la fronte, sarebbe arrossita… Peccato. Non lo saprò mai. Quando sentiamo gli anziani ribadire con forza: “quel che conta è la salute” e la nostra reazione è la seguente:  “te dammi i soldi poi tu lo vedi che salute…” si capisce che i problemi sono apparentemente lontani dalla nostra vita, fino a quando qualcuno non ci sveglia in malo modo e ci proietta in un inferno, ancora svestiti e con le mutande sporche. Le ho chiesto di poterle fare una foto, mi ha indicato di non farla alla faccia, ho sorriso e le ho fatto una foto alla sua parte ancora “viva”, non si sa per quanto ancora. Lei lo sa, è triste ma forte ed io, se potessi farlo senza offendere nessuno, pregherei per lei.

megan inverness

Abbraccio Megan, la “consegno” a suo zio che mi ringrazia di averle fatto compagnia e mi incammino verso l’ostello. Ormai Edimburgo la conosco e vo dritto per la mia strada con un sacco di pensieri per la testa. Sono imbronciato e la strada forse se ne accorge, Edimburgo mi accoglie grigia e brulicante. Vorrei tornarmene sulle colline di Skye, per un momento solo.

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Arrivo in ostello verso le 17.00 con molta poca energia. Il Caledonian Backpackers International Hostel mi accoglie nel peggiore dei modi: La chiave magnetica non funziona, un tizio mi apre, metto dentro lo zaino, chiudo la porta, mi scordo che la chiave magnetica non funziona, torno in reception e mi cambiano stanza, poi mi ricordo che lo zaino è nella stanza precedente, mi riaprono la stanza, c’è un tizio che sta usando il mio zaino come cuscino, lo trattano male e mi danno lo zaino, mi ricambiano la stanza, rimango in quella stanza. In tutto questo, la chiave magnetica non è stata cambiata, impreco. Il tizio che faceva l’abusivo nella stanza 1, la mia stanza originale lo lanciano nella stanza 6, la mia ipotetica seconda stanza. Io rimango come un idiota senza chiave. Dopo mezz’ora una sorta di palla da biliardo gigante, mi riporta una chiave magnetica, dopo mezz’ora un tizio secco, alto, moro con occhi azzurrissimi mi consegna una nuova carta. Sono il re delle carte, inizio ad avere ciò che mi spetta. Potere.

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caledonian hostel edimburgo

Dopo 10 minuti perdo ufficialmente la prima carta (forse mi cade nel cesso) e torno ad essere un semplice plebeo. Faccio subito la conoscenza di 2 compagni di stanza: Ricardo direttamente da Sao Paolo, Brasile e Heidi, californiana residente a Perth, Australia. Ricardo è un tipo tranquillo, onesto e compagnone. Heidi è una bellissima ragazza abituata a stare in mezzo agli uomini ed a condividere con loro la passione per le femminucce. Manca all’appello Rachid che conoscerò qualche ora più tardi al pub dell’ostello, Rachid è Sudafricano ma vive a Londra e lavora come UI in una software house. Parliamo di web, di futuro, di lavoro senza che io capisca una mazza. Rachid è simpatico ma parla come non vorrei mai che uno che usasse l’inglese parlasse. Rachid fischia, con lui decido che mi esprimerò a gesti e farò finta di essere sordo.

rachid edimburgo

Rachid in tutto il suo magnetismo animale

Nonostante il debutto poco incoraggiante, capisco di essere capitato nell’ostello più figo di tutto il nord Europa. E’ molto grande, colorato, organizzatissimo, sempre aperto, sicuro e pulito. Inoltre, al suo interno ha un pub con concerti di musica indipendente dal vivo che partono dalle 17.00 fino alle 03.00. Ci sono un sacco di giovani, niente famiglie di asiatici, niente cinquantenni ostili ma solo qualche “vecchio” viaggiatore miniera di racconti di vita interessanti. Il tempo di farmi una doccia, cambiarmi e di comprare qualcosa da mangiare al mitico Wannaburgher (tra l’altro ho scoperto che l’ultimo panino che avevo comprato il primo giorno, vedi Day 1, aveva una V gigantesca accanto che sta per Vegetarian, questa volta non mi sono fatto fottere e mi sono sparato un doppio pollo piccantissimo. Una delle caratteristiche del Wannaburgher è che mangi praticamente dentro la cucina, vedi tutto quello che vuoi vedere, i soft drink sono illimitati e ti danno un telecomandino tipo vibratore che suona quando il tuo mangiarino è pronto, ganzo). Mi proietto nella mia prima serata Edimburghese al pub dell’ostello.

Ci sono un italiano, un italiano, una californiana, un sudafricano, un brasiliano, un francese, un russo e uno del Myanmar che sbraitano come polli su quanto sia assurdo, specialmente riguardo al tizio del Myanmar, che molte sensazioni, sogni, desideri, incazzature, consuetudini e aneddoti siano i soliti in tutto il mondo. Myanmar compreso. (non mi chiedete il nome perché non me lo ricorderei mai).

Mi ritrovo, intorno alle 01.00 am, a russare come il solito porco nel mio letto, pieno di Whisky affumicato e di bei discorsi.

Buona Notte.


SPESE EFFETTUATE:

  • Ostello Edimburgo 105£
  • 2 Whisky + 2 Birre Guinness 15£
  • 2 Adattatori 4£
  • Birra Brooklyn 2£ (buonissima)
  • Doppio pollo piccante + patatine 5£

COSE BENE

Inverness è una tranquillissima città, lievemente fuori dal mondo ma comunque piena dei noti brand commerciali (H&M, Zara, McDonalds). Il Victorian Market è un luogo da visitare (possibilmente aperto, al mattino). Decisamente si tratta del luogo perfetto per fare da base. Edimburgo è leggermente cambiata da quando l’ho lasciata qualche giorno fa ed è cambiata in meglio. Molti giovani sono arrivati per popolare il Fringe Festival (Festival parallelo) pienissimo di artisti di strada, giovani compagnie teatrali e un sacco di band musicali indipendenti che popolano praticamente ogni angolo delle strade della parte vecchia di Edimburgo. Anche nella parte nuova si respira l’area di festival, tra i super negozi di marca è possibile ritrovarsi nel mezzo di uno spettacolo o in un comedy teaser. Edimburgo appare stupenda, nei prossimi due giorni avrò modo di analizzare meglio la città. L’ostello è fantastico ed è pieno di gente semplice, alla mano, simpatica e tendenzialmente sola. Il meteo è perfetto, vado a giro in maglietta!

COSE MALE

Lo Smartphone è andato (Galaxy Nexus), si riavvia continuamente e la batteria dura max 30 minuti. Non ho rete necessaria per effettuare un restore del sistema o fare un flash del firmware. Sono quindi, senza la mia fotocamera di scorta, quella che serviva a fare le foto immediate, da battaglia, insomma, le minchiate. Spero di poterlo riparare il prima possibile.

Il viaggio con il Citylink mi ha causato un po’ di problemi, nonostante abbia comprato il pass per andare ovunque, non mi volevano far salire sul bus perché non avevo prenotato. L’autista si è preso la responsabilità di avermi a bordo, anche perché il prossimo bus ci sarebbe stato alle 20.00 di sera, una disgrazia. Quindi attenzione! Anche se comperate l’explorer Pass, che consiglio caldamente (cliccate sul link per il sito web) è meglio prenotare, semplicemente recandosi pochi minuti prima all’ufficio biglietti della stazione. Comunque tanto fumo per nulla perché alla fine il bus si è rivelato essere semi deserto e inoltre, raccattava gente per strada, a caso. L’arrivo all’ostello è stato un po’ una scocciatura ma son cose che possono capitare. In questo periodo Edimburgo è splendida e per questo è strapiena di turisti. Non vi preoccupate che le strade sono mega sicure così come le folle. La polizia vigila costantemente ma credo che a qualcuno la calca eccessiva possa dare fastidio. Ci sono alcune strade come Market Street e George Street che sono veramente difficili da attraversare in determinate ore della giornata.

ANEDDOTO DA RACCONTARE

Purtroppo non ho spumeggianti aneddoti da raccontare, vuoi perché non posso pretendere di avere sempre mirabolanti avventure tutti i giorni, vuoi perché a volte me ne dimentico. Comunque dovete solo sapere che il vero nome di Rachid è Asass En Sheeady, si legge tipo “Asasin scidi”. Un nome fighissimo che ho ribattezzato Rachid perché troppo lungo, questa è la conversazione, mas o menos:

Io: Hey Man, I’m Filippo from Florence, what about you?

Lui: I’m “nome impronunciabile” from CapeTown, South Africa.

Io: Rachid?

Lui: No.

Io: I know, but i think i will call u Rachid.

Lui: Why da fuck man?

Io: It’s… Ehmm… Easier.

Lui: You convince me. My name’s Rachid by now.

Io: Great.

PS: Questi giorni a Edimburgo si prospettano un po’ diversi dal solito, meno cose da visitare, più serate da raccontare. Probabilmente il diario perderà di interesse turistico e acquisterà in interesse umano con qualche riflessione in più. Anche perché ora mi sveglio all’una… e prima delle 16.00 non sono in città (Oh! Sono in vacanza, che pretendete!)

Un Abbraccio a tutti.

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Day 4 – Inverness

pub inverness

“Nessie ti guarda, vestiti a modino”

13 Agosto – 2013

Lo ammetto, mi ci sono un po’ affezionato a Portree. Ai suoi orari proibitivi, alla sua gente gustosamente fuori dal mondo, all’ostello invaso dagli asiatici e anche al mio grande nemico di sempre. Il problema del viaggiare credo sia un po’ questo, noi esseri umani stiamo diventando sempre più sedentari, se proviamo a guardare l’umanità dall’alto e non dalle nostre piccole e insignificanti esistenze, possiamo vedere come i popoli difficilmente si spostano. La familiarità di un luogo, il rito, la routine, azioni maniacali che non ci accorgiamo di fare che da un momento all’altro cessano di esistere. Questo è il vero trauma del viaggiare e penso di poter dire che tutti ma proprio tutti, hanno provato questa sensazione almeno una volta nella vita. Quella di stare lontano da casa, dalla routine. Ecco! Io in appena due giorni mi stavo già ricreando quelle abitudini necessarie ad acquisire la giusta sicurezza e spavalderia per affrontare il mondo. Siete mai stati 15 giorni in un campeggio? 1 settimana in un villaggio turistico? 1 mese in una casa al mare? qualche mese a fare un Erasmus? Bene, allora sapete di cosa sto parlando.

Noto con piacere e dispiacere, in realtà sono un po’ combattuto, che il mio nemico mi ha abbandonato, così come Justin. Sono rimasto solo con la famiglia asiatica che ancora ronfa alle 9.00 del mattino. Inoltre, scorgo altri due tizi di vaga etnia tedesca, vedo uscire lui dalla doccia con ai piedi calzini bagnatissimi, sandali,  un asciugamano bianco con spaccatura sbarazzina che non copre un quarto di palla e un petto segnato vistosamente dalla birra. Ok, sono tedeschi. Scendo le scale, rimango scioccato. Non mi muovo. Impietrito tiro fuori la macchina fotografica. Vi giuro che non ho più parole, lascio a voi i commenti. (per chi non capisce si vada a leggere il Day 3)

mostro the ring

Inquietante, nevvero?

Preferisco proseguire se siete d’accordo. Non ho voglia di addentrarmi in inquietanti incubi abissali in cui i giapponesi sono molto più malati e maestri di me. Quindi andiamo avanti… Per favore. Saluto Bilbo Baggins che mi liquida con un “Cio” io rispondo con un “Ba” e siamo pari. Esco dall’ostello e mi sento addosso una strana sensazione, una di quelle che conviene ascoltare perché ti avvertono che sta succedendo qualcosa di tragico ma che in cuor tuo sai che non hai voglia di assecondare perché semplicemente ti fa fatica assecondarti. Continuo a camminare con i 12Kg di zainone sulle spalle, barcollando come un panzone senza caviglie, quando la sensazione aumenta e si trasforma in immagine. Non ci sono più asiatici. Più. Spariti. Vedo solo tedeschi, molti tedeschi, una mini valanga di tedeschi in assetto da guerra con bastoni, sandali, k-way verdi militare e tantissimi bambini atrezzatissimi e compostissimi. Cerco invano di raccogliere almeno un asiatico con lo sguardo. Sono nella piazza del bus (un incrocio in realtà), piove, tira un pochino di vento, il cielo non si è ancora svegliato, una ragazza alla fermata dell’autobus sbadiglia. Sembra asiatica, è asiatica, vede che la osservo, se ne accorge e mi aspetto che, in quanto asiatica, distolga lo sguardo imbarazzata, continua a fissarmi, non mi sorride. Faccio appena in tempo a capire che sto perdendo tempo dietro ad inutili sciocchezze che una famiglia di tedeschi le si avvicina ed io capisco tutto. Madre asiatica, Padre tedesco, fratello tedesco, lei asiatica. Tutto torna, come cantava Ivana Spagna, è il cerchio della vita… No? Capisco di essere arrivato ad un punto critico, mi fiondo a comprare dei souvenir e delle micro boccette di whisky che non potevo perdere. Il mio vero obiettivo era una borraccia per il Whisky ma partivano tutte da un minimo di 25£, Una mezza follia, rimarrò fedele alle micro bottiglie.

folla di tedeschi scozia

Non è una grandissima foto ma sono riuscito a catturare una piccola orda di tedeschi

Esco felice a metà, dall’unico negozio di souvenir di Portree (comprando anche un caffe tra l’altro) e la sensazione di prima non è svanita. Il problema dunque non erano gli asiatici, ne i tedeschi, ne i tedeschi sposati con asiatici… Ma una delle cose peggiori che possa capitare a chi ha deciso di camminare… Stiamo parlando di un autentico incubo che può colpire quando meno te lo aspetti, un fastidio che logora la pazienza, la mente e condanna il camminatore ad un supplizio infernale continuato:

calzini fantasmini in scozia

I fantasmini che scendono a metà piede sono una delle cause della crisi mondiale.

11.10 Finalmente salgo sull’autobus ed inizio il mio viaggio verso Inverness. Sono sempre molto emozionato quando salgo su autobus, credo che sia dovuto all’inevitabile incontro ravvicinato e convivenza forzata con tizi, tizie e altri esseri che non avresti mai avuto la possibilità di incontrare. Spero sempre che mi capiti accanto una ragazza carina per una piacevole conversazione, un ragazzo solitario per il solito motivo, un vecchio narcolettico che mi potrebbe raccontare 10 volte la solita storia, una vecchina timida che mi racconterebbe di quanto meravigliosi siano i suoi nipoti. Tendo ad evitare famiglie numerose, gruppi di scalmanati e gente con problemi di obesità. Fortunatamente siamo in pochi e ognuno di noi dispone di una fila di sedili, dietro di me si posiziona un tizio vestito da Sherlock Holmes con la barba rossa e il fare bislacco. E’ giovane, è anche un po’ improvvisato e cosa fondamentale, ha un sacchetto pieno di mele, pesche e susine. Non so cosa ho fatto di male alla Morte per farla incavolare così tanto con me e permetterle di torturarmi in questo modo prima del suo arrivo ma come sospettavo dopo qualche chilometro, lo Sherlock Holmes rosso inizia a succhiare, leccare, sbiasciare, aspirare la frutta presente in quel sacchetto. Nemmeno il più premuroso dei mariti si sarebbe concesso ad un cunilingus così penetrante e passionale con la propria moglie, no. Nemmeno il giorno dell’anniversario. Il disgusto mi attanaglia, i nervi mi sfondano la pelle, i miei occhi emanano radiazioni. Dopo l’ennesimo suono da risucchio mi imbottisco le orecchie con le cuffie, consapevole di esaurire la batteria del mio unico orologio… Non ci riesco e faccio partire la musica. Dopo 30 minuti, alla fine della batteria del Nexus, mi tolgo spaventato le cuffie. Come quando ci si rifugia in una capanna, rincorsi da zombie e la mattina dopo si esce lentamente dall’uscio, tentennando ad ogni passo. Vi è mai capitato? Incredibilmente le pesche non sono finite e quindi decido di fare una mossa drastica, girarmi, guardarlo negli occhi, profondamente… per ore. Appena trovo il coraggio di farlo, rutteggia sulla mia nuca e butta via il sacchetto vuoto. Si è salvato per un pelo… Tsk.

Inverness è verde, molto verde. E’ attraversata dal Ness River che sfocia ovviamente, uhm vediamo, inverNESS, InverNESS, Loch… Ok, avete capito. Siamo nella città di Nessie, quella cosa inesistente classificabile come plesiosauro immortale che da anni porta un sacco di soldi ad un lago che non se li merita, non più degli altri splendidi laghi della Scozia almeno. Vedo il marcio di queste persone in cappellini a forma di Nessie, magliette Nessie, Nessie di legno, di vetro, Ostelli Nessie, Alberghi Nessie e caffè che si chiamano Nessie ma che fanno schifo come tutti gli altri. I’m in a Nessie World. Nemmeno a Disneyland si vedono così tanti Topolini o Paperini. Una città templio, che inneggia alla gloria di una mostruosità inesistente. Non parlo di Lovecraft ne di Chtulu... Qui si parla di graziosi plesiosauri. Con immane repulsione decido di non andare al lago di Lochness e di dedicare il pomeriggio alla città. Scendo dal pullman che sono le 14.30, il mio unico obiettivo è raggiungere l’ostello, mangiare un panino comprato a Portree e visitare Inverness fino a mezzanotte.

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inverness scozia

Entro nel’ostello, capisco subito che ho fatto bene a prendere una sola notte. In camera sto con 3 ragazzini francesi che puzzano di formaggio ma sembrano simpatici, un po’ svampiti ma simpatici. Scambio due parole con un cipriota che prova inutilmente ad aggregarsi a me, riesco a svignarmela con un paio di frasi inconsistenti e risate di circostanza, tipo: “Wanna join me for a walk through the town? “Ehy! I saw a Lake… hahahah”. Stop.

ostello studenti inverness

Apprendo da qualche volantino pubblicitario che ad Inverness ci son da vedere 3 cose:

1. Ponte

2. Victorian Market

3. Castello

Decido di dedicarmi ai primi due, tralasciando alla mattina seguente il castello. L’importante è avere a che fare il meno possibile con Nessie.

inverness bridge

inverness victorian market

inverness victorian market

inverness victorian market

Ovviamente il mercato è chiuso (riesco comunque ad entrare di sgamo e scattare qualche foto) e una guardia cattivissima, che altro non aspettava che spiaggiarsi nel primo pub di Church Street, mi scaccia in malo modo. Faccio il passaggio di turno sul titubante e barcollante ponte che mi spedisce in una parte della città piena di take-away indiani, thai e cinesi. Torno in Scozia e continuo a girare per Inverness. La città è molto piccola, dopo aver girato in tondo per circa 6 volte, inizio a comprenderne la struttura. Principalmente ci sono 3 strade, High Street, Church Street, Castle Street… Semplice, no? Sì. Molto. Torno all’ostello per una doccia da incubo (cubicolo di 2 metri), mi metto per la prima volta da questa vacanza un paio di pantaloni lunghi, riacquisto le sembianze di una persona con una camicia e cerco un pub dove scrivere l’articolo che avete letto ieri.

pub inverness

Mi dedico alla Guinness e capisco che a Dublino è molto più buona. Scrivo il mio articolo, il pub è semivuoto così come Inverness. Me l’avevano venduta  come una città in fermento, giovane, creativa, quando la cosa più creativa che ho trovato è un vecchio con una felpa “Once i saw Nessie, Now it’s my Wife”. Città sicuramente tranquilla che fa da ottima base per visitare un sacco di cose interessanti nei paraggi, non solo il lago di Lochness ma anche i campi delle tragiche battaglie delle rivolte giacobite (succo della favola, combattevano per rimettere gli Stuart sul trono d’Inghilterra…). Finisco l’articolo, mi regalo un’altra Guinness e una passeggiata solitaria in centro.

centro inverness

Me ne torno all’ostello molto stanco e rilassato, mi faccio una cioccolata con la cucina dell’ostello. Non capisco come facciano a fare una cioccolata solubile con l’acqua calda, infatti viene uno schifo inimmaginabile. Sorseggio l’acqua calda e marrone fino a che non incontro una piacevole coppia bergamasca ma questa storia la lascio agli aneddoti. Buonanotte.


SPESE EFFETTUATE:

  • Ostello 17£
  • Panino + Accendino + Acqua normale 5£
  • Adattatore 2£
  • Bagno schiuma al limone fluorescente 2£
  • Mixed Grill + 2 Guinness 10£

COSE BENE

Il bello di Inverness, rispetto alle città italiane, in particolare a quelle della mia toscana, è che ha solo da far vedere 3 o 4 cose, quindi non si perde troppo tempo e la si gode tutta in qualche ora. La città è tranquilla, forse troppo. In Church street ci sono alcuni pub carini con musica dal vivo (io ho beccato quello mencio). Il centro mi ricorda vagamente l’Irlanda e in particolare Dublino, forse a causa delle mattonelle. La città è molto ordinata e pulita e si respira una grande area. Sembra proprio di stare al confine tra la natura incontaminata e il fumoso regno unito. Un vero gioiello delle Highlands.

COSE MALE

Il brutto di Inverness, rispetto alle città italiane, in particolare a quelle della mia toscana, è che ha solo da far vedere 3 o 4 cose, quindi non si perde troppo tempo a vedere quello che offre e difficilmente riesce a toglierti il fiato. La città è estremamente calma, decisamente calma. Ottima per le vecchie zie che ambiscono a svernare in salutari luoghi tranquilli e sorridenti. Nessie è un incubo costante e forse capisci che in realtà loro ci credono davvero o comunque credono nel potere di portare soldi, che da un certo punto di vista è quasi meglio. Gli orari sono un po’ più elastici di Portree (ci vuole poco) ma alle 19.00 è comunque tutto chiuso. Il castello chiude invece alle 16.00. L’Ostello (Student Independent Hostel) è simpatico ma un po’ sgarruppato. Lo sconsiglio a famiglie e schizzinosi.

ANEDDOTO DA RACCONTARE

Mentre sorseggio la mia tisana oscena una giovane coppia bergamasca inizia a parlare del loro giro, io non resisto e chiedo: “Quando siete arrivati?” Loro “Oggi” Io non rispondo, sorrido e torno a leggere delle storie sui Giacobiti. Improvvisamente mi fanno la domanda più assurda che potessero farmi e io rispondo in modo ancora più assurdo. “Sei Italiano” “No, Spagna” “Ahhh che bello” dice la ragazza “Ah che bello” dico io “di dove sei?” fa la ragazza “Murcia”. Io non sono mai stato a Murcia, ho scoperto questa mattina che è sotto Valencia. In breve sono stato mezz’ora a far finta di essere spagnolo, il ragazzo mi parlava in inglese e mi spiegava che lavoro faceva a Londra, la ragazza in spagnolo perché le era presa bene “voglio rispolverare il mio spagnolo, correggimi se sbaglio!”, io con la stessa scusa rispondevo in italiano. Un pessimo italiano. A volte sembravo più appartenere ad etnie slave, altre volte ghanesi, altre volte pistoiesi… Però hanno abboccato e hanno aiutato il mio ego a gorgogliare di radiosa felicità per ben 5 minuti. Purtroppo non è la prima volta che l’istinto mi gioca brutti scherzi, il giocare a fare l’attore è stimolante quanto rischioso se non sei su un palco… Come quella volta che entrai da un tabaccaio a Pistoia e… Vabbe ve la racconterò… Forse.

Have a Decent Time

(non guardate agli errori di battitura per l’amore di Dio o di chi ne fa le veci, scrivo da sopra un bus barcollante)

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Giusto un diario di viaggio in Scozia

volo scozia

Era un po’ di tempo che nella mia mai doma mente faceva capolino l’idea di un viaggio in solitaria. Si trattava di un’idea gentile, una di quelle che, con delicatezza, ti sfiorano nei momenti meno attesi e che rimangono perlopiù inascoltate, perché troppo timide per crearti dei dubbi. Poi però si viene a scoprire che sono in una fase della vita in cui mi piace dar retta ai timidi suggerimenti di una delle mie tante personalità ed ecco che mi ritrovo a preparare un viaggio da solo, senza sapere dove andare, quanto star via e cosa volere. In realtà una cosa la sapevo, avevo, ho, voglia di staccare dai soliti weekend europei (non che siano da buttare, anzi), cercare dei luoghi in cui il dialogo con se stessi sia incoraggiato; Islanda.

Chi meglio della stramba isola semi artica poteva garantire di soddisfare le mie poche esigenze?

Ovviamente la Scozia.

Il motivo dite voi?

Molto semplice, soldi. Nonostante sia mia intenzione visitare l’impronunciabile capitale islandese con annessi vulcani e panorami ostili quanto favolosi, non dispongo ancora di quei 2.000/3.000€ (1 settimana) per potermelo permettere e allora perché non guardare poco più in basso e dare una possibilità alla terra di Highlander e di Willy “Braveheart” ?

Il viaggio che mi sono costruito, prodotto di una notte di fine Luglio a base di birra doppio malto, un po’ troppe sigarette e un ventilatore attaccato al vecchio PC di casa per scongurarne la fusione è il seguente:

10 Agosto – Partenza da Pisa (12.25) arrivo ad Edimburgo alle 14.30 locali. Ho prenotato un ostello, che mi perplime e non poco, installato in una vecchia chiesa sconsacrata a 10 minuti di cammino dal centro di Edimburgo. Punto a scaricare il pesante zainone da backpackers e di girovagare a casaccio senza cartine ne mete per le vie di Edimburgo, giusto per farmi un’idea di quello che mi aspetterà nei prossimi giorni. (A Edimburgo c’è il Festival con la “F” maiuscola per tutta la settimana di ferragosto).

11 Agosto – Mi dovrei alzare sul presto, tipo le 4.00 am , trovare la fantomatica stazione dei bus che sulle cartine hanno ben visto di non segnalare, e partire alla volta di Fort Williams, sostare qualche ora e approdare, nel pomeriggio, a Portree la mia vera meta nel cuore dell’isola di Skye. Inizia ufficialmente il mio viaggio “Into the Wild”… Spero. Anche perché mi sono comprato le scarpe da trekking e sarebbe spiacevole non utilizzarle, visto la loro sconvolgente bruttezza.

12 Agosto – Altra levataccia, stavolta ben giustificata, per partire alla volta di un’escursione. Cercherò di visitare le Cascate delle Fate (Fairies Waterfall), scattare qualche foto smostrata col fedele fisheye 8mm e tornare stanchissimo all’ostello (camerata da 16, viva la tranquillità) per aggiornare questo benedetto diario.

13 Agosto – Portree mi dovrebbe aver già stancato e quindi puntiamo per Inverness. Me ne hanno parlato tutti bene (per “tutti” si intende la classica frase di circostanza), dovrebbe essere un’incantevole borgo in fermento di giovani, creatività, giovani creativi, vecchi creativi che fanno i giovani ed io. Un italiano. Giusto il tempo per farmi un giro per tutti i pub di Inverness e poi pronto di nuovo per concludere da dove ho iniziato: Edimburgo.

14 Agosto – Dovrei arrivare all’ora di pranzo, giusto il tempo di cercarmi, credo, un pakistano per mangiare un insospettabile sandwich gommoso a 99 pence. Dopo di ché non mi rimane altro che recarmi al Caledonian Backpackers Hostel, si dice essere uno dei migliori della città, tra l’altro anche molto costoso per essere un ostello (35€ a notte), quindi spero lo sia davvero. Fino al 17, giorno della partenza, dovrò soltanto dedicarmi al Festival di Edimburgo. La città non è molto grande ma in questi giorni si trasforma in un’esauribile fonte di eventi e passatempi, dal festival dei libri, agli artisti di strada, alle commedie teatrali all’aperto, continui fuochi d’artificio, concerti, abusivi e tante altre robe.

15 Agosto – Festival.

16 Agosto – Festival.

17 Agosto – “Casa Base Jack” per gli amanti di Hook Capitan Uncino, per gli altri… Torno a casa.

volo scozia

L’immancabile fotografia sull’ala Ryanair, non potevo esimermi dal non farla.

COME STRUTTURO IL DIARIO

Molto, molto semplice. Gli articoli, salvo incredibili imprevisti legati principalmente ai collegamenti Wi-Fi, ariveranno con un giorno di ritardo, tenterò di essere il più prolisso possibile perché sono un gran chiacchierone, specialmente quando scrivo. Ci infilerò anche le foto (sennò sai che palle…) anche se la maggior parte saranno su Flickr (ovviamente riporterò i link). Tenterò di scrivere tutto quello che spendo e di recensire i posti in cui dormirò e che visiterò, in modo da essere d’aiuto a qualcuno. Userò uno schema preimpostato del tipo:

  • Racconto di giornata
  • Spese effettuate
  • Cose Bene
  • Cose Male
  • Breve aneddoto del giorno.

QUELLO CHE HO CON ME

Per dovere di cronaca vi elenco quello che mi son portato dietro, dopo di ché chiudo questo articolo perché l’aereo sta partendo e da vero snob ho preso la priorità, sia mai che la perdo:

  • Samsung New L9 (12 ore di autonomia, 256GB SSD, W8, 13”, appena un chilo da sopportare) – 900€
  • Giacca Ninja Style della Quechua, è fatta in un materiale strano, è leggera ma fa caldo – 70€
  • Scarpe da trekking carrarmato spaziale della Quechua, sono orrende – 50€
  • Mega zaino della Calgary, quello classico da viaggiatore itinerante isomma – già in possesso
  • Samsung Galaxy Google Nexus, autonomia 2 ore a volergli bene – già in possesso
  • Reflex Canon 450D piccola e leggera – già in possesso
  • Samyang 8mm Fisheye (scatto solo con quello ormai da un paio di anni) – già in possesso
  • Borraccia 1L – 4€
  • Vestiti sicuramente non da gran gala, molte camicie, magliette e pantaloni corti perché conviene vestirsi a cipolla e prepararsi all’inevitabile pioggia umida instancabile e continua.

google study

Da lavoro non si stacca mai, quindi dedichiamoci un po’ all’esame di google

Have a decent time.

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