Day 3 – Cuillin e Sligachan Loch

“Ho pianto mentre ero alla ricerca della valle incantata”

12 Agosto – 2013

Fairy Pools, Fairy Pools, Fairy Pools… una voce mi bombarda nel sonno, il caldo piumone non riesce a rassicurarmi abbastanza, c’è qualcosa che non va. Mi devo svegliare ma i muscoli non rispondono. Scioperano, maledetti sfaticati, da quando si permettono pure di scioperare? Non li faccio mai lavorare, sono sempre in vacanza ad incrementare il flaccidume e si permettono pure di scioperare? Dormo di nuovo. “Fairy Pools, Fairy Pools, Fairy Pools”. La soave vocina femminile continua a tormentare il mio torbido sonno, non resisto più e, trovando energie che non credevo di avere o che forse non volevo usare, spalanco gli occhi. Justin è lì davanti a me a sussurrarmi “Fairy Pools”. Lo mando a fanculo, lui se ne va rispettosamente e io rimango a dormire. Il mio nemico è ancora sotto di me che russa e gioca con le proprie flatulenze in un sonno al limite dello spasmo. Gli altri letti sono occupati da una famiglia cinese, Babbo, Mamma e ragazzino, mentre altri due letti sono abitati da esseri umani che, a dire il vero, non ho mai avuto il dispiacere di mettere a fuoco. Mi sento abbastanza scozzese da balzare dal letto in mutande e far coprire nelle coperte la signora cinese in evidente imbarazzo. La mattina è sempre particolare per noi maschietti ma non vorrei risparmiare a nessuno le gioie degli ostelli e delle camerate miste, specialmente per quanto riguarda nudità e flatulenze. Vabbè siamo in viaggio e siamo umani.

Controllo dal cellulare gli orari del bus per le Fairy Pools, scopro, con orrore, che il bus della mattina è partito alle 8.00 am, esattamente un’ora fa. Justin sapeva, Justin voleva dirmi qualcosa… Ma io l’ho ignorato miseramente e se tornassi indietro, probabilmente, lo rifarei.

Alle 10.00 ci cacciano fuori dall’ostello, faccio però in tempo a scorgere una ragazzina asiatica che si pettina i lunghi capelli neri. La porta della sua camerata è aperta, lei siede dando le spalle all’esterno e mostra solo i suoi lunghi capelli corvini. Il mio cervello inizia a rimuginare qualcosa… È già la terza o quarta volta che la vedo nella solita posizione da quando sono entrato nel BAYFIELD HOSTEL. Mi perplimo e proseguo.

cooperative supermarket scoziaIl famoso unico luogo dove è possibile mangiare qualcosa dopo le 20.00

Mi spingo fino al supermercato dove faccio qualche acquisto di routine, visto che avevo ancora il porco affumicato e una scatoletta di crema all’aglio, cipolla, burro e formaggio insapore. Mi avvicino per comprare dell’acqua, la tizia è la solita della sera precedente e credo faccia finta di non riconoscermi. Mi spiega che l’unica acqua che hanno è quella aromatizzata alla fragola o al limone. Compro una Tennent’s e mi dirigo verso l’ufficio informazioni.

tennents diario di viaggio scoziaIl necessario per una vera scalata da campioni… Quando mi sbagliavo.

Stranamente risulta aperto, il ragazzo, un tizio altissimo, magrissimo, con la faccia da attore di film underground, mi spiega che sarei un idiota a voler andare alle 15.00 alle Fairy Pools visto che il bus per tornare indietro ci sarebbe alle 17.00. Mi perplimo nuovamente sulla struttura degli orari, inizio ad abbandonare l’idea delle Fairy Pools, sono rassegnato. Lui mi da due soluzioni (mentre mi parla cerco di evitare di guardare i suoi denti marroni e le sue guance scavate senza riuscirci). Fare l’autostop per tornare a Portree oppure andare a visitare qualche altra parte. Alle 11.25 am sono su un autobus, destinazione Sligachan e Cuillin Mountains. Dopo poco meno di mezz’ora scendo, mi guardo intorno, vedo poche persone (me gusta) pochissime case (me gusta mas) e tante nuvole inquietanti (no me gusta). Inizia l’avventura, credo, e mi lancio verso un viottolo a casaccio con il mio zaino pieno di porco affumicato, bottiglietta di acqua limonosa, salsa mortifera, Super Tennent’s, Reflex e Ultrabook (lo porto sempre dietro visto che pesa poco e che la Wi-Fi arriva quando e dove meno te lo aspetti).

Dopo la prima mezzora passata a far sprofondare le mie nuove scarpe da trekking nella melma per poi stupirmi di avere ancora il piede asciutto (il tutto dura circa 15 minuti) faccio una scoperta memorabile: la Sorgente della Guinness!

sorgente guinness viaggio scoziaPerdonate la minchiata, dalla foto fatta col cellulare non si vede ma l’acqua era proprio marrone come la birra irlandese

Passano i minuti, passano velocemente ed io continuo a vagare, completamente solo, senza un’apparente meta, nel moticcio che non mi da fastidio perché ho le scarpe giuste, e nei pratini che sembrano freschi, in realtà sono fradici e pieni di micro zanzare affamatissime. Ad un certo punto capisco che se continuassi in quel modo non arriverei da nessuna parte e non avrei fatto altro che camminare in una verdeggiante palude. Mi guardo intorno, sono le 11.34, cioè, non lo sono per niente ma l’orologio ogni tanto lo guardo. (vi ricordo che è rotto e fermo alle 11.34).

viaggio-scozia-skye-cullin-3

viaggio-scozia-skye-cullin-2

diario di viaggio in scozia

Scorgo due montagne: penso siano abbastanza vicine da poterle scalare, credo siano troppo lontane anche solo per potermici avvicinare. Preferisco il pensiero al credo e quindi ne scelgo una e mi incammino uscendo dal sentiero segnato.

viaggio-scozia-skye-cullin-5

diario viaggio scozia

La pendenza sembra minima ma non lo è. Probabilmente lo è ma credo in un grado di pendenza soggettivo, per me è elevatissimo. Inizio ad ansimare come un toro dopo 3 ore di corrida, sono appena all’inizio e le gambe già sbarellano. Poco male, ho l’autobus alle 18.00 e sono appena le 13.00. La scalata interiore, la mia personale “Ascesa a Mont Ventoux” ha inizio. Sposo a pieno la filosofia delle soste frequenti e della meditazione improvvisata da chi non sa meditare ma che gli piacerebbe imparare se avesse tempo.

meditazione montagna

Continuo a sentirmi totalmente solo in una valle immensa, con pioggia discontinua, sole cocente, vento graffiante, terreno molleggiante e una forza interiore che prende forza, che mi da la spinta per continuare. Mi scappa una lacrima, sono stato toccato dentro, molto dentro. Mi fermo 5 minuti e piango come un bambino. Non so perché mi sono messo a piangere, so solamente che ogni lacrima che versavo era di una pesantezza disarmante, piccole lacrime di pietra che abbandonavano la mia sconnessa anima per sprofondare nel moticcio scozzese. Non so se sono riuscito a liberarmi di qualche brutto pensiero, di qualche brutto ricordo, di qualche angoscia derivante da lutti, amori finiti, timori professionali, voglia di amare di nuovo, paura di non poter respirare, rabbia per il paese in cui vivo, amore per le persone che mi vogliono bene e per tutte le altre che ancora non mi conoscono. Insomma, un fottuto trip dell’anima. Lo consiglio a tutti.

Proseguo con alternare discorsi filosofici, pezzi rap improvvisati (Una persona in particolare sa che sono un ottimo freestyler) e pianti infantili fino al punto in cui… La vedo! La vetta! Mi vengono subito in mente quegli esploratori con i mega baffi arricciati e le borse di pelle poco trattata che sfidano i luoghi più impervi grazie alla forza dei loro muscoli e dei loro baffi, la vetta io l’ho vista in questo modo:

vetta montagna vintage

Verso le 15.00 raggiungo la vetta quando scopro che non è una vetta, ma solo una danatissima pre-vetta. Proseguo per la nuova vetta che si rivela essere un’altra dannatissima pre-vetta. Impreco. Sfido il Dio della montagna con fare sbarazzino. Un vento gelido mi percuote, mi scuso e continuo a camminare scansando merde di caproni il più possibile. A dire il vero non c’è nessuna traccia di vita animale, anche le micro zanzare fameliche sono scomparse, sul terreno non vedevo ne ragni ne altri insetti, solo e soltanto cagate di montone. Alzo lo sguardo. C’è un montone.

Non so esattamente cosa sia successo, ammetto che il racconto che segue potrebbe essere un’esagerazione della mia percezione del momento, data dalla totale assenza di liquidi, dalla fame, dall’area rarefatta e dalle gambe tremolanti: “il montone mi osserva e inizia a caricarmi, tra me e lui almeno 200 metri solo che lui non inciampa, io si. Si avvicina velocemente, sgrufando come un cinghiale in carica, faccio un salto dentro un piccolo letto di un torrente, mi storgo una caviglia. Impreco in un modo in cui non si dovrebbe imprecare ad un volume a cui non si dovrebbe mai accedere. Il Montone si spaventa e fugge via” Lascio a voi la decisione se credere o meno a questo incontro bestiale, da parte mia posso assicurare che quel montone me lo ricorderò almeno fino al prossimo montone.

Alle 16.00 raggiungo quella che credo essere la vetta finale, non mi stupisco che non lo sia ma con un perentorio “Montagna, ora però tu mi puppi la fava. Io mi fermo qui” risolvo ogni cosa, dando vita a questo piccolo e inascoltabile video (causa vento)

viaggio-scozia-skye-cullin-10La vetta sembra sempre più lontana, stupide pre-vette.

montagna scoziaEnnesima falsa vetta

viaggio-scozia-skye-cullin-12Mi godo un po’ il meritato panorama, ammetto che vorrei avere le ali o l’ombrello di Mary Poppins.

Il piccolo e inascoltabile video, tra l’altro, da bravo idiota, ho ripreso con il cellulare in verticale… sigh.

Mangio il mio porco posticcio, secco la mia Super Tennent’s da mezzo litro, mi godo un’oretta di pensieri, ricordi, visione di una giovane donna dell’800 pallida, magra, bellissima e bionda che per scappare agli abusi del padre sporco unto e avvinazzato si rifugiava nella mia solita montagna nella mia medesima posizione… E poi paure che se ne vanno e vento gelido che arriva e sferza. In effetti il vento iniziava a dare un po’ fastidio a me e alla mia pelle. La mia trasformazione in drago stava proseguendo bene quando mi son reso conto che era solo l’abbronzatura che si ritirava lasciandomi solchi, scaglie e rughe draconiche. Ammetto di esserci rimasto male, ci tenevo veramente a diventare un mezzo drago. Decido di tornare verso la fermata del bus, i miei pensieri si fanno troppo vividi e fantasiosi, c’è il rischio che poi torni a essere quello che sono stato molti anni fa e che vorrei tornare ad essere… Sia mai!

Con lo stereo nelle orecchie ho detto, qua meglio sgommare” Scendo giù con pochissima grazia, distruggendo solchi e calpestando cagate e fiorellini, i sassi rotolano sotto i miei piedi, io ascolto gli Incubus, gli Zen Circus, i Social Distortion ed Elvis. Arrivo in pari e scopro che esisteva una sorta di gola mai vista nemmeno dall’alto della montagna. Nella Playlist parte De André con “La Canzone di Marinella”.

  • “Questa di Marinella è la storia vera,
  • Che scivolò nel fiume a primavera…”

Mi fermo, guardo il fiume, indietreggio. Scappo verso l’interno. Nonostante tutto continuo, ad oggi, ad amare De André.

viaggio-scozia-skye-cullin-15

Quello che vedevo prima della canzone di De André

burrone scozia cuillin

Come mi è apparso il burrone subito dopo la canzone…

Il finale della giornata lo tiro via perché di poco interesse, torno all’ostello verso le 20.00 decido di saltare la cena perché non ho voglia di altre schifezze e i ristoranti sono tutti chiusi. Una bella doccia e poi fino alle 22.00 a scrivere l’articolo che state leggendo. Dopo di ché, saluto breve a Justin, nuove conoscenze asiatiche (un fantastico gruppo di vecchietti cinesi che in 10 minuti hanno trasformato la cucina dell’ostello in un ristorante cinese con annessa anatra spellata da cucinare, volevo fare una foto, purtroppo avevo solo il computer e nemmeno il cellullare… sorry) e per finire una discussione con una coppia di coreani sul perché gli asiatici devono per forza aspirare gli spaghetti in brodo in quel modo barbaro, nauseabondo e indegno. Una delle poche risposte è stato un garino in un piatto e una tirata all’insù di un quantitativo di muco non quantificabile.

Buona Notte. (il mio nemico è sempre lì che aspetta sornione…)


 

SPESE EFFETTUATE:

  • Acqua al limone + Tennent’s 3£
  • The caldo alla fermata del bus 1£
  • Biglietto bus andata e ritorno Portree-Sligachan-Portree 3,90£
  • Biscotti-cena 2£

COSE BENE

Ci sono pochissime persone che a causa della vastità dei luoghi sembrano ancora meno. Si ha la sensazione di poter essere sempre soli dopo 5 minuti di camminata, la temperatura è piacevole salvo i repentini cambi di clima. I luoghi sono molto accessibili anche per chi non è organizzato al meglio anche se consiglio sempre di indossare scarpe da trekking e k-way leggero. Organizzatevi bene coi viveri perché non ci sono rifugi e l’acqua del luogo è troppo paludosa per essere bevuta. I panorami sono ovviamente mozzafiato. Un consiglio serio è quello di girare l’isola di Skye in macchina per non perdersi nessun luogo, prendetevi almeno 4 giorni per godervela al meglio.

COSE MALE

Per chi viaggia in bus, molti dei migliori luoghi sono e rimarranno un miraggio. I collegamenti sono affidati a privati che fanno poche corse ad orari un po’ strani. C’è la sensazione che, nonostante la grande mole di turisti, non ci sia ancora una valida organizzazione ricettiva e turistica, infatti si fa fatica a prenotare con internet i vari ostelli e bed and breakfast che difficilmente si trovano su booking o hostelworld.

ANEDDOTO DA RACCONTARE

Esco dalla doccia e mi ritrovo a tu per tu con il mio nemico di sangue, decido che è giunto il momento di affrontarlo.

Io: Hello!

Lui: hey

Io: Where have u been today?

Lui: Outside

Io: Ehm, and… Do u enjoy?

Lui: Good Night

Io: Yes. Sure.

Ringrazio tutti quelli che continuano a seguirmi e mi scuso ancora per eventuali errori di battitura dettati da fretta e luoghi improponibili dai quali scrivo. Domani vi tocca venire con me a Inverness… Have a decent time!

Fil.

Day 2 – Portree

fantastica foto portree

“Qual è la vera Scozia?”

11-Agosto 2013

Solitamente non rispetto mai gli orari, è una tendenza, questa, che spesso e volentieri mi mette in difficoltà con me stesso e con gli altri. Pensavo che la reponsabilità di una vacanza che poggia tutto sul semplice me stesso potesse bastare a farmi prendere il bus delle 05.30 am dalla stazione dei bus. Ovviamente mi sbagliavo. Alle 12.25 salgo sull’autobus diretto, prima a Fort Williams, piccolo cambio e piccola pausa, dopo di ché… Portree. La mia vera meta insieme alle Fairy Pools, un fantastico luogo leggendario pieno di turisti con un mediocre spirito di aventura e poca voglia di sporcarsi le ginocchia (mi ci annovero senza problemi).

Fino ad ora non ho avuto modo di parlare con nessuno e non volendo smentire questa situazione, continuo a bofonchiare tra me e me, rido delle mie stesse battute, mi prendo in giro perché rido delle mie stesse battute e mi inoltro in filosofici abissi della psiche che hanno fame, molta fame, delle mie sempre più sporadiche visite. Comunque, il bus ballonzola, sfreccia ad una velocità allucinante e i soliti turisti con mediocre spirito di avventura si stupiscono di quello che vedono dai finestrini.

bus to portree

bus to skye island

Non riesco a dormire, causa una potente discussione tra tizi con la barba bicolore della stessa tribù, presumo. È proprio vero che gli esseri umani preferiscono il litigio alla pacata discussione, proprio perché nel litigio è possibile raggiungere un frastuono altrimenti non raggiungibile nei semplici discorsi. Mi dedico a Lightroom e alla post produzione delle foto scattate a Edimburgo. Capisco subito che è praticamente impossibile fare una post produzione con bestie ululanti in pieno periodo di riproduzione e i sobbalzi violenti del bus, nonostante tutto, continuo a farla… Anche perché so che se voglio continuare questo diario, mi devo dare da fare in tutte le situazioni possibili. Finalmente approdiamo a Fort Williams… Di un forte non c’è niente, in compenso c’è un McDonald’s e parecchie nuvole inquietanti. Aiuto un nutrito gruppo di giapponesi a prendere un autobus, probabilmente sbagliato e mi dirigo rapidamente verso il McDonald’s. Ingurgito come un vecchio randagio il primo panino che mi appioppano, mi sento immediatamente bloccato dalla gola alla coda (lo sapete che abbiamo una coda, vero?) ed in questo esatto e tremebondo momento mi rendo conto di una cosa: sono circondato da asiatici di tutte le qualità. Tantissimi asiatici. Vecchi, giovani, saggi, vecchi pulciosi, signori distinti, ragazze smunte e bianchicce, bambini cinesi con cellulari giganti, vecchie con i capelli viola, coppie vestite con scarpette, t-shirt e converse, ricoperte di fango, reflex e tantissimi sorrisi umidi. Ci sono veramente tanti asiatici a Fort Williams. (Se volete sapere perché si chiama così, andate su wikipedia).

where to eat fort williams

Si riparte per Portree, sono le 17.00 e tutto sembra andar bene, il sole è sempre più nascosto tra le basse e pesanti nubi scozzesi ed i boschi che attraversiamo mi stuzzicano la fantasia. Ad un certo punto una freccia sfonda il vetro laterale del bus e si conficca esattamente in fronte di un vecchio che si era addormentato con la testa sul vetro. Il sangue imbratta tutta la vetrata, i passeggeri continuano imperterriti ad ammirare le colline ai vetri mentre quei demoni medievali ci attaccano, con i loro segugi pieni di borchie e le loro cavalcature inquietanti. Sono vestiti di nero, viola e blu, e sembrano essere un misto tra lupi, orsi e umani grossissimi. Il secondo passeggero che muore è un’anziana coreana, viene spappolata dai ferri di un cavallo gigantesco, io mi nascondo dietro un londinese grandissimo… Mi sveglio. Sto russando come un porco. Mi fa male la gola.

Ed Ecco Portree. Inizia Portree. Finisce Portree. 200 mt di città, composta da ristoranti, caffé ristoranti, caffé-fish and chips, fish and chips-ristoranti-pub, pub-fish and coffee, un ufficio informazioni, una banca, una chiesa in vendita, una stazione centrale grossa quando una fermata di autobus, un negozio che vende strumenti musicali e fish and chips, un negozio che vende souvenir e caffé. In tutto questo manca il mio dannato ostello. Vago per 10 minuti, assonnato, turbato, sotto una pioggerella insistente e fredda. Giro inutilmente a vuoto tra ristoranti, B&B, e tutte le altre cose appena citate e finalmente lo trovo. Accanto ad una baia che pare una discarica, ecco il mio nuovo ostello da recensire. L’Ostello del “Take it Easy”.

bayfield hostel portree

Aspettando alla reception per circa 20 minuti

skye - portree

Appena fuori dall’ostello a scaldare le dita

portree bay

La baia di fronte all’ostello

porto portree

fantastica foto portree

Il bellissimo porto di Portree (o Rich Port)

Entro. Bagnato. Scorbutico. Non c’è nessuno ma in compenso noto come la razza asiatica sia effettivamente la più attiva in tutta l’isola di Skye. Chiedo ad una famiglia giapponese dove potesse essere il receptionist. Mi rispondono “i like Florence”. Trovo un ragazzo, apparentemente cinese. Anche lui aspetta, controllo se è cinese, glielo chiedo:

  • –          Where are u from?
  • –          Nederland
  • –          Cazzo.

Justin Yu, così si chiama il cinese, mi spiazza. Capisco quindi di essere vittima di una sorta realtà simulata, io vedo solo asiatici ma in realtà sono tutte persone di altre etnie. Arriva il receptionist, sembra Bilbo Baggins più ubriaco e più sfacciato. Non è asiatico.

Dopo essermi sistemato, io e Justin andiamo a scattare qualche foto con la promessa di andare a mangiare qualcosa ad un ristorante (si, volevo spendere), magari del buon pesce fresco… Ci facciamo prendere dalla foga delle foto, facciamo un sacco di scatti (io ne faccio 5, per me sono tantissimi, lui ne fa 500, per lui sono pochissimi) e ci guardiamo dei bambini litigare per un salmone. Nel frattempo intorno a me un nutrito gruppo di asiatici si mette in fila per il ristorante più abbordabile della città. Sono circa le 20.00 e decidiamo di andare a mangiare del buon pesce fresco, fregandosene dei costi allucinanti dei piatti principali: minimo 20£ e se volete bere e predere un antipasto, beh, spero che abbiate con voi molti, molti soldi. Mentre fantastichiamo su salmoni, aragoste e trote ci rendiamo conto che nessun ristorante ci fa accomodare. Uno dopo l’altro veniamo rimbalzati da tutti i ristoranti della città, ormai stracolmi di asiatici affamati. Mi domando se non sia io il problema, Justin sembra pensarla così visto che continua a guardarmi a metà tra l’ammirazione per le foto che ho scattato e lo schifo per la mia presenza troppo poco asiatica.

La nostra giornata si conclude miseramente in un supermercato, io mi prendo una scatoletta di tonno e del porco affumicato, Justin esagera con una sbobba da cucinare al microonde. Ci togliamo la soddisfazione di un vino bianco cileno da 7£ e biscotti gommosi. Torniamo in ostello dove ci attendono 4 simpatici ragazzi con un accento tipicamente tedesco. Sono tedeschi. Non contenti delle disgrazie culinarie ci rendiamo conto di due cose:

  1. Il microonde della cucina dell’ostello è chiuso.
  2. Non ho le posate per mangiare il tonno nè il pezzo di porco affumicato che ho comprato.

amici tedeschi

Fortunatamente, Marco, un tedesco simpatico il cui obiettivo è arruolarsi e vivere strisciando nel fango, fornisce un fornellino a Justin con annessa scatola di fagioli degni del miglior Klondike. Io mi accontento di fare quello che faccio di solito, mangiare con le mani. Ma questa volta cerco di farlo in modo simpatico. Non ci riesco.

Il vino arriva alla fine, Justin tentenna, gli rubo qualche spicciolo (chiedendolo) e parto alla conquista del piccolo supermercato. “NO Alcool from 9,00 pm”. Impreco, prendo la macchina fotografica e scatto una foto al porto, mi giro. Sono circondato nuovamente da famiglie asiatiche. Torno in ostello sconfitto.

portree by night

Io e Justin ci congediamo dalla truppa di Hannover e andiamo in camera. Il mio principale avversario, un tizio di una 50ina di anni, capelli lunghi, bianchi, moleskine sempre aperta, puzzo di Pall Mall rosse e rughe alla Clint Eastwood. Dorme sotto di me nel letto a castello, è sveglio. Mi odia. Lo sento. Odia le mie infradito con la bandiera italiana, in realtà non sa che le odio anch’io. Mi osserva dritto negli occhi, li socchiude. Mi avvicino con fare felino. Purtroppo non sono un felino e butto giù la sua sedia piena di calzini umidi e suole di scarpe annerite. Impreca. Impreco. Salgo sul letto, lo sento lamentarsi in gaelico. Non conosco il gaelico ma sento che è gaelico. Mi metto a scrivere l’articolo che avete letto ieri sera, continuo a sentirlo imprecare e per non sentirlo inizio a battere le dita sulla tastiera con veemenza. Non funziona e poi non ricordo più niente perché collasso… La mattina mi sveglio con il mio nemico nudo, palle grinzose al vento, culetto rinsecchito e ciabattina di pelo, mentre cerca qualcosa nello zaino. Visto in questa situazione fa molta meno paura.


SPESE EFFETTUATE:

  • 2 Ore di Wi-Fi 1.50£
  • Porco affumicato + Scatoletta di Tonno + Pane alle noci + Vino bianco cileno 12£
  • Ostello 2 notti 34£

COSE BENE

Si respira ambientazione Fantasy da quando si entra sull’isola. Valli, colline, laghi su laghi e colori staccati, sempre divisi, nitidi e ognuno con un suo spicchio di mondo da colorare. I paesaggi sono stupendi e i luoghi veramente poco affollati. E’ possibile accamparsi con la tenda praticamente ovunque, anche i camper hanno vita facile. Il meteo è continuamente instabile ma la temperatura è piacevole (18°). La pioggia è sopportabile. Per gli amanti nelle camminate, anche impervie, è il paradiso. Qualsiasi angolo ha un sentiero che parte tra monti e foreste incantate.

COSE MALE

Gli orari dei negozi e dei ristoranti sono fuori da ogni concezione. I ristoranti non fanno entrare dopo le 20.00 mentre tutte le attività chiudono alle 18.00, i prezzi sono molto alti (antipasto in media 11£ e piatto principale 20£, se prendete il pesce andate sopra i 30£). Tutti i posti letto si esauriscono velocemente, quindi prenotate sempre anticipatamente, ho visto molti disperati aggirarsi per la piccola Portree in cerca di un garage dove passare la notte. Dopo le 9.00 pm tassativo divieto di vendita alcolici e di qualsiasi altra cosa. I turisti sono perlopiù famiglie e anziani amanti della natura, pochissimi giovani, pochissime attività per giovani, anche se in effetti uno non viene qui per spassarsela. L’ufficio Turistico apre solo 4 ore al giorno, 4 giorni a settimana (domenica chiuso). I bus sono collegati bene con Inverness, malino con Glasgow e gli altri luoghi principali di Skye. (Gli orari sono rarefatti).

L’ostello in cui alloggio è economico ma il proprietario è molto particolare, va saputo sopportare (molto, molto invadente). La Wi-Fi non è gratuita ma i letti sono puliti e i bagni pure. La doccia è decente. Ostello =  BAYFIELD HOSTEL PORTREE. C’è un altro ostello in città, INDEPENDENT HOSTEL PORTREE, visto da fuori sembrerebbe più adatto ai giovani ma è sempre esaurito da qual che mi hanno detto…

ANEDDOTO DA RACCONTARE

Mi reco al supermercato Co-Operative per prendere la seconda boccia di vino quando:

Tizia grinzosa ma giovane, Scozzese: No Alcool!

Io: Ehm, what about water?

Lei: Here u are!

Io: Could u gently put some Vodka inside?

Lei: Spanish! You are all the same!

Io: Claro. Specially italians.

Lei: Go Away!

Io: If only i was asian…

PS: non ce l’ho assolutamente con gli asiatici, non sono razzista ne altre cose di questo genere. Quello che riporto è solamente la pura verità. Tantissimi asiatici.

FOTO BONUS: Poltrire ovunque!

skye - portree

Perdonatemi eventuali errori di battitura, scrivo sempre di fretta e non ho il correttore, i’m so sorry.

Fil.