Day 4 – Inverness

pub inverness

“Nessie ti guarda, vestiti a modino”

13 Agosto – 2013

Lo ammetto, mi ci sono un po’ affezionato a Portree. Ai suoi orari proibitivi, alla sua gente gustosamente fuori dal mondo, all’ostello invaso dagli asiatici e anche al mio grande nemico di sempre. Il problema del viaggiare credo sia un po’ questo, noi esseri umani stiamo diventando sempre più sedentari, se proviamo a guardare l’umanità dall’alto e non dalle nostre piccole e insignificanti esistenze, possiamo vedere come i popoli difficilmente si spostano. La familiarità di un luogo, il rito, la routine, azioni maniacali che non ci accorgiamo di fare che da un momento all’altro cessano di esistere. Questo è il vero trauma del viaggiare e penso di poter dire che tutti ma proprio tutti, hanno provato questa sensazione almeno una volta nella vita. Quella di stare lontano da casa, dalla routine. Ecco! Io in appena due giorni mi stavo già ricreando quelle abitudini necessarie ad acquisire la giusta sicurezza e spavalderia per affrontare il mondo. Siete mai stati 15 giorni in un campeggio? 1 settimana in un villaggio turistico? 1 mese in una casa al mare? qualche mese a fare un Erasmus? Bene, allora sapete di cosa sto parlando.

Noto con piacere e dispiacere, in realtà sono un po’ combattuto, che il mio nemico mi ha abbandonato, così come Justin. Sono rimasto solo con la famiglia asiatica che ancora ronfa alle 9.00 del mattino. Inoltre, scorgo altri due tizi di vaga etnia tedesca, vedo uscire lui dalla doccia con ai piedi calzini bagnatissimi, sandali,  un asciugamano bianco con spaccatura sbarazzina che non copre un quarto di palla e un petto segnato vistosamente dalla birra. Ok, sono tedeschi. Scendo le scale, rimango scioccato. Non mi muovo. Impietrito tiro fuori la macchina fotografica. Vi giuro che non ho più parole, lascio a voi i commenti. (per chi non capisce si vada a leggere il Day 3)

mostro the ring

Inquietante, nevvero?

Preferisco proseguire se siete d’accordo. Non ho voglia di addentrarmi in inquietanti incubi abissali in cui i giapponesi sono molto più malati e maestri di me. Quindi andiamo avanti… Per favore. Saluto Bilbo Baggins che mi liquida con un “Cio” io rispondo con un “Ba” e siamo pari. Esco dall’ostello e mi sento addosso una strana sensazione, una di quelle che conviene ascoltare perché ti avvertono che sta succedendo qualcosa di tragico ma che in cuor tuo sai che non hai voglia di assecondare perché semplicemente ti fa fatica assecondarti. Continuo a camminare con i 12Kg di zainone sulle spalle, barcollando come un panzone senza caviglie, quando la sensazione aumenta e si trasforma in immagine. Non ci sono più asiatici. Più. Spariti. Vedo solo tedeschi, molti tedeschi, una mini valanga di tedeschi in assetto da guerra con bastoni, sandali, k-way verdi militare e tantissimi bambini atrezzatissimi e compostissimi. Cerco invano di raccogliere almeno un asiatico con lo sguardo. Sono nella piazza del bus (un incrocio in realtà), piove, tira un pochino di vento, il cielo non si è ancora svegliato, una ragazza alla fermata dell’autobus sbadiglia. Sembra asiatica, è asiatica, vede che la osservo, se ne accorge e mi aspetto che, in quanto asiatica, distolga lo sguardo imbarazzata, continua a fissarmi, non mi sorride. Faccio appena in tempo a capire che sto perdendo tempo dietro ad inutili sciocchezze che una famiglia di tedeschi le si avvicina ed io capisco tutto. Madre asiatica, Padre tedesco, fratello tedesco, lei asiatica. Tutto torna, come cantava Ivana Spagna, è il cerchio della vita… No? Capisco di essere arrivato ad un punto critico, mi fiondo a comprare dei souvenir e delle micro boccette di whisky che non potevo perdere. Il mio vero obiettivo era una borraccia per il Whisky ma partivano tutte da un minimo di 25£, Una mezza follia, rimarrò fedele alle micro bottiglie.

folla di tedeschi scozia

Non è una grandissima foto ma sono riuscito a catturare una piccola orda di tedeschi

Esco felice a metà, dall’unico negozio di souvenir di Portree (comprando anche un caffe tra l’altro) e la sensazione di prima non è svanita. Il problema dunque non erano gli asiatici, ne i tedeschi, ne i tedeschi sposati con asiatici… Ma una delle cose peggiori che possa capitare a chi ha deciso di camminare… Stiamo parlando di un autentico incubo che può colpire quando meno te lo aspetti, un fastidio che logora la pazienza, la mente e condanna il camminatore ad un supplizio infernale continuato:

calzini fantasmini in scozia

I fantasmini che scendono a metà piede sono una delle cause della crisi mondiale.

11.10 Finalmente salgo sull’autobus ed inizio il mio viaggio verso Inverness. Sono sempre molto emozionato quando salgo su autobus, credo che sia dovuto all’inevitabile incontro ravvicinato e convivenza forzata con tizi, tizie e altri esseri che non avresti mai avuto la possibilità di incontrare. Spero sempre che mi capiti accanto una ragazza carina per una piacevole conversazione, un ragazzo solitario per il solito motivo, un vecchio narcolettico che mi potrebbe raccontare 10 volte la solita storia, una vecchina timida che mi racconterebbe di quanto meravigliosi siano i suoi nipoti. Tendo ad evitare famiglie numerose, gruppi di scalmanati e gente con problemi di obesità. Fortunatamente siamo in pochi e ognuno di noi dispone di una fila di sedili, dietro di me si posiziona un tizio vestito da Sherlock Holmes con la barba rossa e il fare bislacco. E’ giovane, è anche un po’ improvvisato e cosa fondamentale, ha un sacchetto pieno di mele, pesche e susine. Non so cosa ho fatto di male alla Morte per farla incavolare così tanto con me e permetterle di torturarmi in questo modo prima del suo arrivo ma come sospettavo dopo qualche chilometro, lo Sherlock Holmes rosso inizia a succhiare, leccare, sbiasciare, aspirare la frutta presente in quel sacchetto. Nemmeno il più premuroso dei mariti si sarebbe concesso ad un cunilingus così penetrante e passionale con la propria moglie, no. Nemmeno il giorno dell’anniversario. Il disgusto mi attanaglia, i nervi mi sfondano la pelle, i miei occhi emanano radiazioni. Dopo l’ennesimo suono da risucchio mi imbottisco le orecchie con le cuffie, consapevole di esaurire la batteria del mio unico orologio… Non ci riesco e faccio partire la musica. Dopo 30 minuti, alla fine della batteria del Nexus, mi tolgo spaventato le cuffie. Come quando ci si rifugia in una capanna, rincorsi da zombie e la mattina dopo si esce lentamente dall’uscio, tentennando ad ogni passo. Vi è mai capitato? Incredibilmente le pesche non sono finite e quindi decido di fare una mossa drastica, girarmi, guardarlo negli occhi, profondamente… per ore. Appena trovo il coraggio di farlo, rutteggia sulla mia nuca e butta via il sacchetto vuoto. Si è salvato per un pelo… Tsk.

Inverness è verde, molto verde. E’ attraversata dal Ness River che sfocia ovviamente, uhm vediamo, inverNESS, InverNESS, Loch… Ok, avete capito. Siamo nella città di Nessie, quella cosa inesistente classificabile come plesiosauro immortale che da anni porta un sacco di soldi ad un lago che non se li merita, non più degli altri splendidi laghi della Scozia almeno. Vedo il marcio di queste persone in cappellini a forma di Nessie, magliette Nessie, Nessie di legno, di vetro, Ostelli Nessie, Alberghi Nessie e caffè che si chiamano Nessie ma che fanno schifo come tutti gli altri. I’m in a Nessie World. Nemmeno a Disneyland si vedono così tanti Topolini o Paperini. Una città templio, che inneggia alla gloria di una mostruosità inesistente. Non parlo di Lovecraft ne di Chtulu... Qui si parla di graziosi plesiosauri. Con immane repulsione decido di non andare al lago di Lochness e di dedicare il pomeriggio alla città. Scendo dal pullman che sono le 14.30, il mio unico obiettivo è raggiungere l’ostello, mangiare un panino comprato a Portree e visitare Inverness fino a mezzanotte.

viaggio-scozia-inverness-9

viaggio-scozia-inverness-6

viaggio-scozia-inverness-11

inverness scozia

Entro nel’ostello, capisco subito che ho fatto bene a prendere una sola notte. In camera sto con 3 ragazzini francesi che puzzano di formaggio ma sembrano simpatici, un po’ svampiti ma simpatici. Scambio due parole con un cipriota che prova inutilmente ad aggregarsi a me, riesco a svignarmela con un paio di frasi inconsistenti e risate di circostanza, tipo: “Wanna join me for a walk through the town? “Ehy! I saw a Lake… hahahah”. Stop.

ostello studenti inverness

Apprendo da qualche volantino pubblicitario che ad Inverness ci son da vedere 3 cose:

1. Ponte

2. Victorian Market

3. Castello

Decido di dedicarmi ai primi due, tralasciando alla mattina seguente il castello. L’importante è avere a che fare il meno possibile con Nessie.

inverness bridge

inverness victorian market

inverness victorian market

inverness victorian market

Ovviamente il mercato è chiuso (riesco comunque ad entrare di sgamo e scattare qualche foto) e una guardia cattivissima, che altro non aspettava che spiaggiarsi nel primo pub di Church Street, mi scaccia in malo modo. Faccio il passaggio di turno sul titubante e barcollante ponte che mi spedisce in una parte della città piena di take-away indiani, thai e cinesi. Torno in Scozia e continuo a girare per Inverness. La città è molto piccola, dopo aver girato in tondo per circa 6 volte, inizio a comprenderne la struttura. Principalmente ci sono 3 strade, High Street, Church Street, Castle Street… Semplice, no? Sì. Molto. Torno all’ostello per una doccia da incubo (cubicolo di 2 metri), mi metto per la prima volta da questa vacanza un paio di pantaloni lunghi, riacquisto le sembianze di una persona con una camicia e cerco un pub dove scrivere l’articolo che avete letto ieri.

pub inverness

Mi dedico alla Guinness e capisco che a Dublino è molto più buona. Scrivo il mio articolo, il pub è semivuoto così come Inverness. Me l’avevano venduta  come una città in fermento, giovane, creativa, quando la cosa più creativa che ho trovato è un vecchio con una felpa “Once i saw Nessie, Now it’s my Wife”. Città sicuramente tranquilla che fa da ottima base per visitare un sacco di cose interessanti nei paraggi, non solo il lago di Lochness ma anche i campi delle tragiche battaglie delle rivolte giacobite (succo della favola, combattevano per rimettere gli Stuart sul trono d’Inghilterra…). Finisco l’articolo, mi regalo un’altra Guinness e una passeggiata solitaria in centro.

centro inverness

Me ne torno all’ostello molto stanco e rilassato, mi faccio una cioccolata con la cucina dell’ostello. Non capisco come facciano a fare una cioccolata solubile con l’acqua calda, infatti viene uno schifo inimmaginabile. Sorseggio l’acqua calda e marrone fino a che non incontro una piacevole coppia bergamasca ma questa storia la lascio agli aneddoti. Buonanotte.


SPESE EFFETTUATE:

  • Ostello 17£
  • Panino + Accendino + Acqua normale 5£
  • Adattatore 2£
  • Bagno schiuma al limone fluorescente 2£
  • Mixed Grill + 2 Guinness 10£

COSE BENE

Il bello di Inverness, rispetto alle città italiane, in particolare a quelle della mia toscana, è che ha solo da far vedere 3 o 4 cose, quindi non si perde troppo tempo e la si gode tutta in qualche ora. La città è tranquilla, forse troppo. In Church street ci sono alcuni pub carini con musica dal vivo (io ho beccato quello mencio). Il centro mi ricorda vagamente l’Irlanda e in particolare Dublino, forse a causa delle mattonelle. La città è molto ordinata e pulita e si respira una grande area. Sembra proprio di stare al confine tra la natura incontaminata e il fumoso regno unito. Un vero gioiello delle Highlands.

COSE MALE

Il brutto di Inverness, rispetto alle città italiane, in particolare a quelle della mia toscana, è che ha solo da far vedere 3 o 4 cose, quindi non si perde troppo tempo a vedere quello che offre e difficilmente riesce a toglierti il fiato. La città è estremamente calma, decisamente calma. Ottima per le vecchie zie che ambiscono a svernare in salutari luoghi tranquilli e sorridenti. Nessie è un incubo costante e forse capisci che in realtà loro ci credono davvero o comunque credono nel potere di portare soldi, che da un certo punto di vista è quasi meglio. Gli orari sono un po’ più elastici di Portree (ci vuole poco) ma alle 19.00 è comunque tutto chiuso. Il castello chiude invece alle 16.00. L’Ostello (Student Independent Hostel) è simpatico ma un po’ sgarruppato. Lo sconsiglio a famiglie e schizzinosi.

ANEDDOTO DA RACCONTARE

Mentre sorseggio la mia tisana oscena una giovane coppia bergamasca inizia a parlare del loro giro, io non resisto e chiedo: “Quando siete arrivati?” Loro “Oggi” Io non rispondo, sorrido e torno a leggere delle storie sui Giacobiti. Improvvisamente mi fanno la domanda più assurda che potessero farmi e io rispondo in modo ancora più assurdo. “Sei Italiano” “No, Spagna” “Ahhh che bello” dice la ragazza “Ah che bello” dico io “di dove sei?” fa la ragazza “Murcia”. Io non sono mai stato a Murcia, ho scoperto questa mattina che è sotto Valencia. In breve sono stato mezz’ora a far finta di essere spagnolo, il ragazzo mi parlava in inglese e mi spiegava che lavoro faceva a Londra, la ragazza in spagnolo perché le era presa bene “voglio rispolverare il mio spagnolo, correggimi se sbaglio!”, io con la stessa scusa rispondevo in italiano. Un pessimo italiano. A volte sembravo più appartenere ad etnie slave, altre volte ghanesi, altre volte pistoiesi… Però hanno abboccato e hanno aiutato il mio ego a gorgogliare di radiosa felicità per ben 5 minuti. Purtroppo non è la prima volta che l’istinto mi gioca brutti scherzi, il giocare a fare l’attore è stimolante quanto rischioso se non sei su un palco… Come quella volta che entrai da un tabaccaio a Pistoia e… Vabbe ve la racconterò… Forse.

Have a Decent Time

(non guardate agli errori di battitura per l’amore di Dio o di chi ne fa le veci, scrivo da sopra un bus barcollante)

Fil.